
Questo libro è fra i dodici finalisti del Premio Strega, domani sera ci sarà a Roma la selezione della cinquina vincente e tifo per Simona Sparaco. Nessuno sa di noi è una storia forte, coinvolgente, anche troppo, un pugno nello stomaco. Racconta la vicenda di una coppia, Pietro e Luce che cercano ardentemente un figlio e quando finalmente la gravidanza arriva sono felici, emozionati, trepidanti di aspettative. Fino al settimo mese quando un’ecografia di routine rivela che il bimbo, sognato e immaginato, a cui è già stato dato anche un nome, è stranamente troppo corto. Troppo piccolo, le sue ossa non sono abbastanza sviluppate. Le dimensioni non rientrano nella norma dei parametri di crescita. Così dice l’ecografa e poi spiega che è affetto da displasia scheletrica. Se nascerà forse non sopravviverà o andrà incontro a gravissimi problemi. Insomma l’avverarsi dell’incubo di ogni madre in attesa.
A Luce e Pietro spetta la decisione che sconvolgerà la loro vita e la loro coppia.
Non racconto altro perchè non voglio rovinare l’emozione della lettura. Non scrivo “il piacere della lettura” perchè specialmente per chi è passata attraverso una gravidanza, e in particolare una a rischio, è più esatto parlare di coinvolgimento e di empatia più che di piacere. Il pregio fondamentale di questo romanzo è il raccontare sentimenti così forti e dolorosi con uno stile misurato e incisivo, senza mai scadere nella retorica, nella commozione facile. Un libro che si deve leggere tutto d’un fiato, lascia il segno ma anche un messaggio positivo perchè oltre che di maternità il romanzo parla dell’amore, in tutte le sue declinazioni. L’amore che unisce i due protagonisti e li aiuta a non naufragare in un’esperienza così devastante.

Oggi voglio parlarvi di un manuale di sopravvivenza femminile assolutamente utile e divertente, perfetto per ogni età: le ragazzine che vogliono vederci chiaro e le donne che hanno voglia di ridere delle loro manie. Si tratta di Eroine Multitasking, scritto da Giovanna Gallo, blogger, giornalista, scrittrice e ragazza di innumerevoli talenti.
L’autrice ha appena compiuto ventisette anni, ma la sa già lunga sulla vita. Infatti nel suo libro, diviso in esilaranti capitoli tematici, racconta come noi donne per campare, o meglio essere sempre all’altezza della situazione, ci facciamo del male. E non in un modo univoco ma, appunto, multitasking. Perchè a causa (forse) di un gene impazzito siamo tentate a tenere tutto sotto controllo e a dannarci a più non posso, contemporaneamente su più settori, per ottenere da noi stesse la perfezione.
Anche a costo di sclerare.
Giovanna racconta tutto, partendo dagli anni bui delle medie, quando per le ragazzine inizia il periodo dell’emulazione dei falsi modelli femminile imposti da giornali e tv. Affronta poi i vari argomenti, cioè le tappe basilari della vita di una donna, senza perdere mai il senso dell’ironia. Per salvarci dallo stress delle nostre stesse aspettative che diventano sempre più iperboliche, ci invita ad accettarci e a volerci più bene. Il tutto condito dalle deliziose illustrazioni di Francesca Crescentini.
E per finire nel libro c’è anche la mia postfazione, che mi sono informata, ha lo stesso senso e valore della prefazione quindi potete leggerla anche adesso!
Le pantofole in peluche con la testa di cane: grande conforto nei lunghi mesi invernali.
Permalosa e vendicativa, tutto l’anno ma specialmente in quei giorni: niente di più vero.
Poi naturalmente possiedo la camicetta che slaccio un bottone e sono sexy, poi cambio idea: lo riallaccio e divento una suora.
Sottolineo tutto questo per confermare che quello che avete letto in questo libro è vero.
Assolutamente realistico.
L’autrice ha grande senso dell’ironia e qualche volta si lascia anche un po’ andare a qualche paragone iperbolico, ma è una ragazza sincera. Sono più vecchia di lei e posso quindi avvalorare tutto quello che sostiene Giovanna Gallo riguardo alle gioie delle femminilità. A venti, trenta, quaranta e forse fino al momento di varcare la soglia di Villa Arzilla, essere multitasking è il nostro karma.
Ma per non soccombere la scappatoia giusta, oltre a non prenderci troppo sul serio come suggerisce l’autrice, è non pretendere da noi stesse la perfezione.
Da memorizzare sono i paragrafi dove scrive che è pericolosissimo per la nostra serenità farsi fregare dai modelli femminili falsi e zuccherosi imposti dai media. Giornali e tv bisogna anche capirli, scrivono e affermano certe cose perché devono aiutare il PIL a risollevarsi: vendendo anche creme dimagranti, anti-age liftanti, jeans rimodellanti, piastre turbo per capelli più setosi di Barbie, fino a gazebi per matrimoni romantici all’americana.
Tutto sacrosanto, ma da prendere con le pinze. Non cadiamo nel tranello di volerci trasformare in donne bioniche a tutti costi. E soprattutto non dobbiamo sentirci in colpa quando le pile si scaricano e ci prende una voglia prepotente ed egoista di fregarcerne di tutto e non fare assolutamente nulla. Neanche di andare all’Ikea!

In uno degli ultimi weekend siamo state a Chiavari e abbiamo fatto un giro nel bellissimo giardino botanico di Villa Rocca, un’oasi verde che si trova proprio nel centro della cittadina. Abbiamo camminato fra le stradine, ammirato piante e fiori, fatto cucù fra le gigantesche foglie di banano…

… stavamo per andarcene quando in una vasca d’acqua, un piccolo lago delimitato da sassi e bamboo, ho visto una piramide di tartarughe. Pensavo fossero di ferro, una scultura insommma e invece ho notato che si muovevano. Allora siamo rimaste incantate, per un’ora (non esagero) a spiarle. Ecco cosa abbiamo visto:
Una che cercava di salire sulla piccola piattaforma già gremita al massimo e spingeva con il muso e le zampe:
“Fatemi spazio, tu scendi che sei lì da tre ore”
“Col cavolo! Annegati!”
Si beccava una zampata sul muso da quella prepotente che era appollaiata su un’altra, forse troppo vecchia per ribellarsi. Allora nuotava, circumnavigando la piattaforma per provare a salire dal lato opposto, dove sembrava esserci un piccolo spiraglio vuoto tra i tanti gusci delle consorelle. Ma anche lì appena metteva su il muso e una zampa, zac! Tutte d’accordo per non accettarla.
“Buuuuuuuuuuuu! Sfigata stai giù!”, la bullavano e ributtavano in acqua.
Le fortunate che avevano “un posto al sole” erano più cattive e aggressive degli automobilisti milanesi quando si litigano un parcheggio.
Proprio di fronte alla piattaforma c’era la pazza della comunità, una tartaruga che per l’intera ora che siamo rimaste a osservare cercava di scappare dal laghetto. Nuotava sott’ acqua poi prendeva la rincorsa per saltar fuori, aggrappandosi a un mini ringhiera di tre listelli di ferro che delimitava il laghetto e serviva a produrre un effetto cascata.
“Questa volta ci riesco!”, saltava fuori dall’acqua con la zampina si aggrappava al secondo listello, cercava di darsi la spinta giusta per arrivare al terzo e fuggire verso la libertà, invece invariabilmente la corrente (che serviva per produrre la cascatella) la rispediva giù.
“Proviamoci ancora una volta! Pronti: uno, due e hop!”
La zampina anteriore afferrava il listello della ringhiera e poi ciccia! Ricadeva giù in acqua.
Ma lei alienata come un giocatore di slot machine, non voleva cedere alla malasorte. E continuava la manovra ad aeternum.
Le altre la ignoravano.
Poi c’era il piccoletto, una baby tartaruga che nuotava dietro la mamma cercando di farsi trasportare sopra il guscio.
Ma la mamma non ne aveva assolutamente voglia. Il piccolo le dava fastidio, anche perchè aveva deciso di salire anche lei a prendere il sole su un altro lato fichissimo del laghetto dove c’era una specie di oasi in mezzo alle canne di bamboo.
Zona esclusiva ombreggiata e al contempo soleggiata, asciutta e poco affollata.
Sopra erano solo in due, di cui una con l’aria da boss e un guscio enorme.
Area esclusiva anche perchè era difficile salire. Specialmente con il carapace, che nei salti è una zavorra pazzesca.
Poi con il figlio sempre dietro non poteva neanche prendere la rincorsa perchè il piccoletto era troppo vicino.
Ha provato una prima volta ed è andata male. Si è capottata con una capriola mostrando la bella pancia gialla.
Un’altra nuotatina, con il piccoletto sempre a ruota, e un nuovo tentativo. Altra debacle, con caduta meno rovinosa. Ha cominciato a innervosirsi e come tutte le mamme se l’è presa con il figliolo.
Quindi è partita per il terzo tentativo con urlo al piccoletto:
“Non darmi fastidio proprio adesso che sto facendo manovra!”
E oltre ad aver trattato male il figlio non ce l’ha fatta neanche stavolta.
Intanto infrattati in un angolo ombroso a fine laghetto c’erano due, soli soletti, che si accoppiavano.
Dopotutto, anche se piove sempre, è primavera, la stagione degli amori. E la coppia sembrava saperlo bene.
Intanto la prima tartaruga, quella che voleva salire sulla piattaforma ma le amiche egoiste ed elitarie la zampavano via, troppo frustrata dai tentativi a vuoto, ha insultato le consorelle: “Carogne! Me la pagherete!” e ha cominciato a nuotare per raggiungere il lato godereccio. Quello degli amplessi per distrarsi e azzerare lo stress.
P.S. ho letto i dettagli scientifici sul comportamento delle tartarughe e forse non la pensano proprio come ho interpretato io, ma concedetemi la licenza poetica!


