Extramamma
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#theDress- il vestito magico

2015 February 27
by patriziavioli

Di solito i tormentoni sul web non mi toccano, ma questa volta sono stata coinvolta anch’io.
dress
Stamattina ho mandato un messaggio su Whatsapp a mia figlia chiedendole come è andata una verifica. Mi ha risposto mandandomi la foto sopra.
Ho visto che l’abito era bianco e oro e ho pensato che cercasse di sviare perchè probabilmente la verifica era andata male.
Poi quando ci siamo viste mi ha richiesto come vedevo l’abito, di che colore fosse. Ho pensato che si fosse bevuta il cervello e molto probabilmente per questo motivo la verifica fosse andata male.
Invece lei mi ha spiegato che l’enigma dell’abito è una cosa planetaria, metà mondo in rete pensa che sia bianco e oro e l’altra metà nero e blu. In classe di Anita diciotto paia di occhi l’hanno visto nero e blu e quattro oro e bianco. A casa mia, Anita ed io lo vediamo oro e bianco, Emma era d’accordo poi ha fatto un clamoroso voltafaccia e si è messa nell’altra fazione. Allora mi sono messa gli occhiali per vedere se anche per me cambiasse qualcosa ma non è successo.
Su twitter sotto l’hashtag #theDress ci sono delle foto divertenti.
Voi di che colore lo vedete?

P.S. La verifica pare sia andata bene.

Still Alice

2015 February 24
by patriziavioli


Sono contentissima che l’Oscar come migior attrice sia stato vinto da Julianne Moore bravissima. Qualche settimana fa ho visto “Still Alice”, sono andata un sabato pomeriggio con un’amica.
Come sempre nel weekend nelle proiezioni pomeridiane c’è un parterre di pubblico non proprio giovanissimo e quel giorno in sala i più giovani dovevano avere almeno una quarantottina d’anni. Quindi particolarmente sensibili al problema dell’Alzheimer precoce trattato dal film. Gente che senz’altro almeno una volta ha aperto il frigorifero, guardato dentro e poi si è chiesta: cosa cavolo dovevo prendere? E ha faticato un po’ per trovare una risposta (se l’ha trovata). Gente che dimentica dove ha parcheggiato l’auto. Gente che “come si chiamava quell’attore/scrittore/cantante?”. Gente che deve cercarlo su Google. Gente che se non si scrive la lista delle cose da fare è finita.
Insomma ci siamo capiti.
All’inizio del film la protagonista è una cinquantenne fichissima, e tutti i sala erano contenti e un po’ si identificavano. Poi mano mano che procedeva la narrazione e venivano sottolineati i sintomi subdoli della malattia, in sala si avvertiva un certo disagio. Una tensione palpabile.
Quando Alice/Julianne Moore è andata per la prima volta dal neurologo che le ha imposto dei semplici esercizi menmonici, tra cui ricordare due indirizzi e ripeterli a fine sessione, la mia amica mi ha sussurrato:
“Facciamoli anche noi”
Ero d’accordissimo ma purtroppo ho sbagliato il Cap!
Era comunque un indirizzo americano quindi più arduo per noi italiani, mi sono detta per consolarmi.
Poi per la povera Alice le cose sono peggiorate velocemente e in sala si avvertiva un panico crescnte, peggio che se fosse un film dell’orrore.
Tutti fermi seduti, con il fiato sospeso, inchiodati alla poltroncina, gomiti puntati sui braccioli. Pronti ad andare a casa e scrivere sulla lavagnetta della cucina tre parole difficili e desuete, coprirle con uno strofinaccio, come Alice, e poi un’ora dopo cercare ricordarle senza esitazione.
Con quell’esercizio sono andata bene, ma l’altro giorno non mi ricordavo il nome di Steve Jobs e non è stato bello.
Ho recitato tutta la litania dei ricconi della Silicon Valley: da Bill Gates a quelli di whatsapp e niente.
Ho detto anche “stay hungry, stay foolish” ma non è servito.
Stavo per mettermi il girocollo nero e jeans ma non è stato necessario, all’ultimo secondo, la lampadina si è finalmente riaccesa.

Cinquanta sfumature: un film comico

2015 February 17

gigio
Ieri sera ho partecipato al flash-mob organizzato da Rossella Calabrò, autrice di “Cinquanta sbavature di Gigio, il film” davanti al cinema Orfeo dove proiettavano le letali Cinquanta sfumature. C’erano parecchie signore e signorine pronte a sbeffeggiare la pellicola. Ma la vera sorpresa è stata che in sala anche le spettatrici “normali”, ragazze e donne più o meno giovani, ridevano e si spanciavano commentando la ridicola performance dei due, totalmente inespressivi, protagonisti.
Su tutti quotidiani sono apparse recensioni che hanno demolito il film, ma un conto è riportare le reazioni snob della stampa, un altro e vedere sul campo l’effetto ridanciano sul pubblico pagante, senz’altro lettrici del best-seller.
Anastasia, Dakota Johnson, figlia di Melanie Griffin e Don Johnson, ha dei gran occhioni blu, la bocca come la madre e un insopportabile aria da minus habens. Tanto che anche allo spettatore veniva voglia di strattonarla un po’ per scuoterla e provocare qualche reazione. Lui, Jamie Dorman, è un ex modello e si vedeva. Sembrava di plastica e, nonostante gli addominali scolpiti, non riusciva a coinvolgere/turbare neanche un po’.
I dialoghi erano surreali.
Il migliore: lei gli chiede: “Ma perchè sei così?”
E lui: “Ho dentro cinquanta sfumature di perversione!”
Mavà?!?!
Neanche la peggio fiction del pianeta è recitata così male. L’erotismo è totalmente assente, la famose stanza proibita, quella delle corde, delle fruste e dei cavetti, dove lui finalmente (dopo più di mezzo film) la legava era così patinata e poco proibita che mi ha ricordato le macchine su cui si fa Pilates. Per dire, il Reformer è molto più sexy e pericoloso.
Comunque anche se uscendo tutte le spettatrici ridevano e commentavano che forse Grey essendo a soli ventisette anni, un tycon, che suonava benissimo il piano, guidava da Dio l’aereo, (e tutte le sue auto sportive), aveva una cabina armadio da paura, una casa di mille stanze senza un granello di polvere, putroppo non aveva avuto troppo tempo per allenarsi a diventare un bravo fustigatore.
“Quei colpetti con la frusta erano così mosci”, rilevava delusa una signora con l’amica, che era d’accordissimo: “Hai ragione. Il mio fisoterapista, non è per niente fico, ma mi strattona con molta più convinzione”
Alla fine comunque, nonostante tutto, il film ha già fatto il botto planetario anche al botteghino e la signora E.L.James è più ricca di Paperone e se la ride dalla mattina alla sera.

Grazie e graziella Pisapia!

2015 February 11
by patriziavioli

Come forse anche i non-milanesi sanno da qualche anno a Milano è in vigore l’area C, zona centrale all’interno dei Bastioni, le antiche porte della città, in cui non si può transitare in auto (per limitare traffico e inquinamento) a meno che non si paghi un ticket da 5 euro. All’ingresso di ogni strada che penetra nell’area C ci sono simpatiche telecamere che fotografano la targa e identificano (più o meno) i trasgressori.

Noi che siamo una famiglia altamente informatica, ovviamente ci siamo registrati on-line sul sito dell’area C e quando abbiamo avuto bisogno di entrare in centro in auto (dalle 7,30 alle 19,30 nei giorni feriali) abbiamo pagato il balzello. Anche perchè chi si dimentica di saldare riceve una bella multa di una sessantina di euro.
Cosa fa Pisapia con i soldi delle multe?
Probabilmente compra i cuoricini da appendere in strada nella settimana di S.Valentino.
foto
Certo non ripara le buche nelle strade che sono oramai voragini profondissime e pericolose.

Ultimamente ho avuto giorni pesanti: Anita ammalatissima, Emma che si è fatta fregare l’iPhone e altre amenità varie. Comunque, oggi doveva essere il mio giorno bello; quello della delizia, della distrazione.
Sono andata a pranzo con un’amica, in centro appunto, ma con i mezzi. Ho lasciato la mia auto al parcheggio del passante ferroviario e ho preso il treno fino alla stazione Garibaldi.
Mi sono divertita a spettegolare con la mia amica, davanti a un ottimo pranzetto indiano e poi felice, contenta e rilassata, l’ho salutata per proseguire nel mio pomeriggio di amenità.
Il benessere è durato più o meno due minuti.
Infatti mi è arrivata subito una telefonata di Sant’ che mi avvisava di
aver pagato il mio ingresso in area C. Gli era appena arrivata una mail dal Comune che segnalava l’ingresso della mia auto nella zona proibita.

Coooosa? Come era possibile? Chi la guidava? Un ladro figo che aveva deciso di fare subito un po’ di shopping in centro?
Queste sono state le prime domande che ci siamo fatti.
Le altre invece sono state: quanto mi darà l’assicurazione? Che macchina potrei comprare con quei soldi? Quanto tempo rimarrò a piedi?

Di corsa ho ripreso il treno e sono tornata con il cuore in gola al parcheggio del passante ferroviario, con le dita di mani e piedi incrociate, sono uscita dallo schifoso tunnel della stazione (di Segrate) e ho affrontato il degradato parcheggio.
E lì, bella e immobile, parcheggiata un po’ di sbieco c’era la mia macchinina. Nessuno l’aveva toccata. Tutti i graffi della carozzzeria erano al loro posto.
Con commozione ho bippato la chiave e sono entrata. Mi sono seduta accarezzando i sedili. Ho annusato inebriandomi la puzza di cane nell’abitacolo.

I cari addetti al rilevamento del Comune, interpellati successivamente sulla faccenda, hanno detto che magari la loro telecamera si era sbagliata a leggere la targa! Però sono stati così solerti a mandare un’email a un utente con targa simile (Sant’ e magari anche qualcu’altro?), così tanto per farci avere un’overdose di strizza e rovinarci la giornata.

Peccato che questa cura e solerzia il Comune di Milano non la usi anche per altre piccole magagne cittadine come, ad esempio, il fenomeno delle rom che si attaccano come cozze ai totem che forniscono i biglietti nelle stazioni più importanti della metroplitana.
Le ho viste in Stazione Centrale e Duomo. Stanno abbarbicate alle macchinette aspettando i turisti che cercano di fare il biglietto, appena se ne avvicina uno schiacciano il pulsante “Italiano” così l’ignaro straniero non capisce una mazza, poi scelgono per loro un biglietto a caso e infine quando il povero turista mette i soldi per pagare si fanno pagare “l’aiutino” con il resto delle monete.
Non vedono l’ora che inizi l’Expo!