Extramamma
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Nuovi maschi… ma anche no

2015 January 26
by patriziavioli

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Ieri pomeriggio ho partecipato al workshop della #cittàdelledonne, un laboratorio di narrazione digitale che, in collaborazione con i progetti legati all’Expo, ha come obiettivo di raccontare Milano attraverso appunto l’esperienza, la sensibilità al femminile. Il primo esperimento è stato fatto a Bologna, (con il contributo anche della mia amica Francesca Sanzo) riscuotendo molto successo e partecipazione.
L’appuntamento milanese era al padiglione cittadino dell’Expo, allestito davanti al Castello Sforzesco. Tra gli sponsor dell’avvenimento c’era Emmabooks e per questo sono stata invitata.
L’esperimento di narrazione digiatale prevedeva alcuni giochi: il primo era una sorta di twitter for dummies, dove partendo dalla lettura di un testo della scrittrice Rosa Terruzzi si doveva scrivere un tweet, mentre il secondo gioco prevedeva l’identificazione di Milano attraverso alcune parole emblematiche.
Il parterrre dei partecipanti era vasto e l’età piuttosto variabile, ma la media non era di giovanissimi.
La scelta delle parole ha spaziato tra concetti tipicamente milanesi come: moda, design, cultura, solidarietà, integrazione, sperimentazione. Quando è arrivato il mio turno ho detto “buche nelle strade” (in famiglia ci abbiamo gà rimesso un cerchione) e sono stata guardata un po’ male, ma poi hanno scritto il mio biglietto con la parola “manutenzione”.
Non ho protestato anche perchè c’è stato subito un piccolo colpo di scena. Uno dei partecipanti, un goliardico quarantenne, ha entusiasticamente proposto come parola emblematica “figa”.
Alcune signore hanno protestato, ma non eravamo a scuola e così, il goliardico quarantenne, che ancora si diverte a dire parolacce, non è stato espulso dal padiglione. E il gioco di narrazione è andato avanti.
Il secondo step era quello di riunire in piccoli gruppi i partecipanti che, a partire dalla parola prescelta, dovevano inventarsi una storia milanese. Un racconto di una Milano al femminile che si auspiscava di rendere presto realtà. Una città più verde, più a misura di bambino, fruibile per i giovani, per gli anziani, aperta agli stranieri, sicura per le donne.
Con una cartina alla mano, ciascun gruppo raccontava le zone della città che amava di più, e anche quelle che avrebbe voluto cambiare e migliorare.
Il signore della parola “figa” è rimasto da solo nel suo gruppo.
Un gruppo da uno. Unico e appassionato. Infatti quando è toccato a lui lo story telling non si è perso d’animo. Un progetto 2.0 ma anche un ever green.
Ha preso la cartina della città e ha illustrato, con dovizia di particolari, che il suo progetto era un grandioso, per quanto classico, coloratissimo putan-tour.
Ha spiegato che tipo di ragazze, di quale etnia, con che budget si potevano trovare in ogni zona.
Grande brusio di disapprovazione fra gli astanti e fra gli organizzatori. QUalcuno forse voleva prendere appunti ma senza farsi beccare, (magari avrebbe ritwittato più tardi).
Una mia amica ha commentato che probabilmente oltre alle donne quel macho del narratore consumava anche altre sostanze.
Per niente verybello.
Menomale che prima che l’Expo inizi abbiamo ancora qualche mese per migliorarci :)

I nuovi maschi & l’amore

2015 January 23

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Iniziamo il 2015 alla grande (e con molto ritardo!) con un bell’approfondimento sociologico.
Dopo aver letto questo post, soprattutto per commentare il romanticismo degli adolescenti, ho pensato di condividere le mie recenti ricerche, rigorosamente testate sul territorio, nel pianeta primo amore e dintorni.
Partiamo dalla domanda cruciale: le ragazze sono romantiche?
Direi di sì. Anche se sotto una scorza un po’ ruvida.
Qualche prova? Festeggiano il “meseversario” che per chi, come me, è cinicamente sposata da tanti anni sembra un’aberrazione ma, quando si è insieme da poco, è invece una festa. Poi mettono il selfie del bacio su FB, istagram e whatsup. Mandano messaggi con i cuoricini, ecc. A dire il vero si “cuoricinano” molto anche tra di loro e si scrivono un sacco di cose tenere.
Anche perchè povere ragazze devono fare squadra e tenersi su, perchè con “i nuovi maschi” tutto il lavoro spetta a loro. Infatti a parte pochi, rarissimi, casi di ragazzi intraprendenti, quelli che citando Cristiano Cavina “curano i loro allevamenti di babies”, tutti gli altri sono amorfi.
Il giovane maschio predatore è definitavamente sparito per lasciare il posto al maschio preda. I ragazzi guardano, fissano il loro oggetto del desiderio, ma agiscono poco.
Fanno eccezione i momenti alcolici. Infatti purtroppo, anche da noi, ora funziona come in Inghilterra e negli altri paesi del nord Europa: per amoreggiare, per sentirsi disinibiti, bisogna bere. Bere, bere, bere.
Per questo gli adolescenti si inciuccano così tanto.
Noi latini una volta eravamo almeno calienti mentre ora siamo diventati inibiti come i popoli del nord e in più abbiamo il PIL che fa schifo.
Comunque.
Il principio che governa l’agire dei nuovi maschi è “poco sbattimento” (evitare lo sbatti, è la regola numero uno degli adolescenti) quindi seguono poche regole ma precise. La prima è quella “dei tre giorni”: mai telefonare a una ragazza che ti ha dato il numero prima che siano passati appunto tre giorni, per non apparire sfigati. Poi se si fidanzano messaggiano, ma poco, praticamente solo in risposta.
Perchè tanto icontatti li tengono le ragazze.
Insomma preferiscono la reazione all’azione. Preferiscono lasciarsi fare piuttosto che fare.
Perchè? Colpa delle indipendenza, dell’aggressività e dell’intraprendenza delle ragazze? Colpa delle fanciulle cresciute con “Il mondo di Patty” e poi con le avventure di Violetta (che sembra Sofia Vergara più che una vera teen-ager)?
Sono spaventati? Colpa dell’erotismo tout-court, tv, video, rete, pubblicità, in cui sono stati immersi fin dalla materna?
Alcuni uomini della mia età confessano che da adolescenti si eccitavano guardando i reggiseni sul catalogo di PostalMarket, mentre questi nuovi uomini sono cresciuti a pane e youporn, senza il senso del proibito.
E con le immagini ubique (nelle pubblicità dei profumi, dei jeans, del deodorante, del wcnet) di una lei sexy e pantera avvnghiata a un lui muscoloso e testosteronico, sudato e depilato.
I nuovi maschietti per essere all’altezza vanno in palestra per potenziare il fisico e poi però stanno fermi per paura di sbagliare.
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La settimana scorsa sono andata al Museo del Fumetto e ho visto una mostra su Tex Willer (queste sono alcune delle immagini più romantiche). Il vecchio Tex era un eroe tosto e c’erano un sacco di cinquantenni (i fan di PostalMarket) che guardavano le vecchie copertine con occhi sognanti, carichi di nostalgia, ricordando la loro infanzia e adolescenza. Altri tempi, così lontani.
Le cose sono cambiate molto, non ci sono più le mezze stagioni e neanche i machi di una volta, Ma voi cosa ne pensate?
Chi li ha fatti fuori?

Buon Compleanno!

2014 December 15
by patriziavioli

Oggi Extramamma compie sette anni.
Ho capito che gli anni del blog sono come quelli del cane, ognuno vale sette. Quindi 49 che arrotonderei anche a 50 perchè cominciò a sentire il peso della mezza età sul blog: dopo i momenti entusiasmanti e spensierati della giovinezza, sono lenta, arrugginita e scrivo poco.
Scrivo poco perchè quando mi viene un’idea sono iper critica e mi chiedo: a chi interessa? A chi potrebbe dare fastidio? (invasione della privacy dei miei congiunti. Per questo scrivo del cane, della povera Lola che ha quasi imparato a parlare ma non ancora a leggere)
Poi analizzando un probabile post normalmente mi domando: ce n’è veramente bisogno? Oppure penso che sarebbe una notizia vecchia…o anche che ne abbiano scritto tutti…Poi negli ultimi nebbiosi, umidi, freddi pomeriggi è successo che avrei voluto scrivere un post ma prima, cercando ispirazione, spesso, ho deciso di bere un te. Cercando di concentrarmi, mi sono mangiata una tonnellata di biscotti, solo quelli rotti è stato il mio alibi, e intanto ho pensato a probabili temi o storie da raccontare. Ma alla fine dopo aver ingurgitato una trentina di frattaglie di biscotti, sono rimasta dubbiosa e, dopo mezz’ora, il mappazzone dei biscotti si è ricompattato cattivo nel mio stomaco e mi è venuta la nausea.
Brutto momento per scrivere e così ho posticipato…e posticipato.
Mentre invece quella del blog dovrebbe essere una scrittura di getto, di pancia… ma non di una pancia piena di biscotti vendicativi.
Forse l’ideale sarebbe sparire e ricomparire magicamente anonima in un altro blog (il miracolo di Natale?) così potrei sparare a zero su tutto e tutti. Non sarebbe una cattiva idea!
Poi la community del mommyblogging si è sfrangiata in tanti rivoli, anche se oramai i blogger sono i nuovi giornalisti :)
A volte ho seri dubbi sulla mia identità, in altri momenti sono troppo di cattivo umore (molto poco professionale), poi mi sento in colpa perchè nonostante i buoni propositi sono sempre più pigra. Insomma faccio mille storie come un’adolescente!
Però dopo aver scritto qualcosa da condividere sono più contenta e i vostri commenti mi rendono felice. Quindi nonostante gli acciacchi e gli anni sul groppone Extramamma continuerà a esistere.
Così per festeggiare il compleanno oggi voglio perlarvi di due deliziosi libretti natalizi, un’iniziativa di Graphe.it, il sito con cui collaboro.
Racconti_di_Natale
Il primo, edito nel 2013, contiene una storia di Natale di Carlo Collodi e una, altrettanto bella, ambientata ai giorni nostri di Eleonora Mazzoni e anche una poesia di Jules Laforgue.
Luci_di_Natale
Il secondo, uscito quest’anno, un racconto di Grazie Deledda, una storia distopica ambientata nel futuro, scritta da Daniele Mencarelli e inoltre una poesia di Edmond Rostand. Questi libricini sono disponibili sia in formato cartaceo, molto raffinato in carta riciclata, che in ebook. Il prossimo anno toccherà a me, scrivere una storia di Natale, il mio partner sarà Camillo Boito, molto più fico della sottoscritta, quindi sono già in ansia!
P.S. l’altro giorno abbiamo fatto l’albero è venuto storto come la Torre di Pisa, cosa vorrà dire? Sarà mica di cattivo auspiscio?

La deontologia e il contatore del gas

2014 December 4
by patriziavioli

In questi giorni le uniche cose di cui parlano i giornalisti (tra loro) sono i crediti.
Come gli studenti nelle ultime settimane di maggio che calcolano e parlano solo delle loro medie, per capire se riescono a sfangarla e non prendere un debito, i giornalisti (italiani) calcolano e sommano quanti crediti hanno, quanti crediti possono avere, come fare per agguantarne un po’ di più. Tutta questa ansia perchè in seguito a una direttiva comunitaria, tutti gli iscritti agli ordini professionali, da quest’anno, devono fare corsi di formazione, che danno diritto a crediti che sono necessari per non essere espulsi dall’Albo. Sessanta crediti in tre anni, nel primo anno almeno quindici, altrimenti ciccia, sei fuori. Non sei più nell’Ordine dei giornalisti. Il tuo sudatissimo esame di stato te lo puoi ficcare in quel posto. La tessera con le scritte dorate, che ti fa entrare gratis ai musei, la puoi usare come sottobicchiere.
E allora?
Qualche giorno fa ho chiacchierato con una collega, dura e pura, che continuava a dirmi:
“Cosa me ne frega? E io mi faccio espellere!”
“Non credo succeda niente di apocalittico”
“No, perchè è uno schifo…è diventato un business”
In effetti, una norma che in teoria è sacrosanta (la formazione è essenziale per essere sempre aggiornati) è stata strumentalizzata per ragioni di business. Tutti i giornalisti professionisti devono assolutamente avere i crediti: dai direttori all’ultimo dei collaboratori. Alcuni corsi, tenuti da improbabili ed improvvisati esperti, costano centinaia di euro e i pochi corsi gratuiti sono tutti strapieni, da mesi, e visto che si avvicina la fine dell’anno non rimane altro che dare l’assalto ai corsi on-line.
Così mi sono iscritta anch’io sul web al corso di deontologia professionale.
Potevo ottenere dieci crediti, se riuscivo a passarlo, attraverso quattro esami.
Ero abbastanza ottimista: etica, diritto di cronaca, obblighi dei giornalisti. Che ci voleva?
Una lontana laurea in giurisprudenza ce l’avevo, l’esame di stato l’avevo fatto. Mica era matematica!
Peccato che siano passati più di vent’anni dai tempi dei miei studi e nel frattempo sia stato necessario emanare un sacco di regolamenti, decreti per arginare la spazzatura irrispettosa che ci viene propinata dalle notizie di tutti i giorni.
Dopo brevi lezioni video, il corso prevedeva dei quiz, dove si dovevano azzeccare le risposte al 90%.
Nei primi tentativi riuscivo a indovinare solo il 70% e quindi mi sono intestardita a provare e riprovare.
Sul piano etico azzeccavo quasi sempre le risposte perchè pensavo a quello che esce sui giornali e in tv e mettevo la risposta il più lontano possibile dalla realtà e zac! Indovinavo. Diabolica!
Poi è suonato il campanello di casa.
Al momento sbagliato, quando ero oramai all’87% dei risultati corretti.
Non potevo perdere la concentrazione, a un passo dal traguardo!
Ma il campanello continuava a suonare. Ecchecavolo!
Imprecando sono andata al citofono.
“Buongiorno, sono il tecnico del gas”
“Signola fuoli”, per liberarmene ho pensato di fingere di essere qualcun altro.
“Non importa, sa dov’è il contatore?”
“Non so”, ho cercato di accentuare il mio accento cinese.
“E’ sul balcone?”
“Non so”, ho chiuso in fretta la conversazione.
Sono tornata ai miei quesiti deontologici, piuttosto orgogliosa della mia astuzia.
Dovevo scoprire quale fosse l’articolo che deroga i giornalisti dal segreto professionale, altro che contatore del gas.
Ho memorizzato un po’ di risposte e dopo altri due tentativi, finalmente ho passato l’esame. Ho urlato di gioia.
Poi nell’euforia della promozione, ho deciso di fare un break e portare fuori Lola.
Proprio quando ho aperto la porta di casa mi sono trovata davanti non uno, ma due, tecnici del gas con un nuovo contatore in mano e un atteggiamento molto assertivo.
“Signora solo pochi minuti”
Con un cenno della testa, li ho accompagnati sul balcone.
Ho cercato di parlare pochissimo, temevo che scoprissero che ero io la colf.
Ma è andato tutto bene.
Cinque minuti dopo avevo un contatore del gas nuovo e dieci sfavillanti crediti professionali nel mio curriculum on-line.