Extramamma
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Boyhood

2014 October 27
by patriziavioli

Dura due ore e quarantacinque minuti, ma li vale tutti.
Boyhood è un film bellissimo e molto particolare. La lavorazione è durata ben dodici anni, perchè il regista voleva narrare la vita del protagonista, dai 6 ai 18 anni, nello stile più veritiero possibile. Quindi ogni anno, ogni estate, ha riunito la stessa troupe per girare un ulteriore spezzone del film.
Gli adulti sono ovviamente invecchiati e i ragazzi sono diventati adolescenti e poi adulti.
La storia, che si svolge in Texas, è quella di Mason e della sua famiglia.
Ci sono padre e madre (Patricia Arquette ed Ethan Hawke), diventati genitori troppo giovani. Hanno divorziato e i loro figli Mason e la sorella, vengono trascinati dalla madre in nuove realtà famigliari, con infiniti traslochi e ambientamenti vari, a rischio bullismo, in nuove scuole.
L’aspetto straordinario di questo film è la narrazione realistica, senz’altro ottenuta grazie alla continuità degli attori, ma anche al talento del regista che è riuscito a coinvolgere, commuovere, scandalizzare e far sorridere, senza appesantire mai.
Senza drammatizzare, senza il bisogno di sottolineare nulla. Mostra, ad esempio, degli aspetti molto sbagliati nella gestione del divorzio dei genitori, senza prendere le difese o attribuire colpe.
E questa neutralità così incisiva rende ancora più forte il messaggio del film.
Enfatizza gli errori che gli adulti compiono nei confronti dei ragazzi, cercando di fare invece del proprio meglio.
Sbagliando spesso non solo per egoismo, ma perchè la vita è sempre complicata. Chi ha figli si rispecchia in questa pellicola e spera con tutto il cuore che Mason cresca equilibrato anche se ha avuto un padre troppo infantile, una madre con un pessimo gusto nel scegliersi i fidanzati, una sorella prevaricatrice e un nonno acquisito che, per il diciottesimo, gli regala un bel fucile.
Ci sono dettagli molto americani che fanno tirare un sospiro di sollievo e pensare:
“Beh, almeno quella stupidata lì noi non la facciamo! Non siamo mica texani!”
A parte questo, per chi ha dei figli adolescenti è una rimpatriata. Un film toccante che mostra molti degli errori che nell’educazione non si dovrebbero proprio fare, ma si fanno. Capita di sbagliare, ma c’è un messaggio di speranza.
Alla fine comunque i ragazzi crescono e se si sentono amati le cose, un po’, magari, si possono anche rimediare.

Life changing experience

2014 October 24
by patriziavioli

Non volevo farlo, avevo paura. Forse perchè sapevo sentivo che sarebbe stato un punto di svolta. Per tutta la vita ho lottato con i capelli ricci. Per tutta la vita ho invidiato oltre alle filippine e tutte le donne orientali quelle con la chioma a spaghetto.
Quelle che possono uscire con la pioggia e fregarsene dell’umidità.
Quelle che non hanno mai comprato una piastra.
Quelle a cui stanno bene i capelli al mare.
Quelle che comprano gli shampo volumizzanti.
Quelle che possono sperimentare nuovi tagli.
Quelle che vanno a letto senza dover legare, imprigionare la chioma in una coda.
Ma ora non è più così.
Perchè circa un mese fa, parlando con una nuova amica le ho fatto un complimento riguardo ai suoi capelli, lucidi, lisci e belli, dicendo “Ah, tu sei fortunata…”ma lei mi ha svelato l’inghippo. Madre natura era stata stronza anche con lei. Il suo segreto si chiama: stiratura all’agave.
Naturale, come quella alla formaldeide, cancerogena, non come la cheratina che ti fa perdere una sacco di capelli…
Ci ho pensato per un mese e poi l’altro giorno sono andata e ora sono una donna nuova.
Una che non vede l’ora che scenda un po’ di nebbia per stare fuori tutto il giorno a sfidare l’umidità.
Una che la settimana prossima si farà forse un taglio un po’ scalato!
foto

Storia di una ladra di apparecchi

2014 October 1
by patriziavioli

lola
C’era una cosa incastrata sotto la cuccia.
Una cosa che, anche cercando di infilare la zampa e lavorare di fino, non si riusciva a togliere.
Lola provava e riprovava. Senza successo. Sembrava frustrata, snervata dalla sua impotenza.
Allora Emma è andata vicino alla cuccia e l’ha spostata un po’, per aiutarla. Poi ha gridato. Forte.
Mi ha chiamato e sono andata da lei piuttosto in fretta perchè il tono era drammatico.
Emma mi ha mostrato il suo apparecchio mentre Lola faceva dei saltini per riprenderselo.
L’aveva trovato forse sul comodino di Emma, forse per terra. Ed era diventato suo.
Anche se ha una dentatura perfetta e dei canini da favola.
Ma Lola è da quest’estate che è strana: mi ha rovinato il giorno del compleanno (27 giugno) perchè mentre aprivo i regali ha cominciato a tossire e a fare strani versi gutturali come se si strozzasse. Come se avesse qualcosa in gola. Come se avesse ingoiato un osso di pollo, (lei che mangia solo cibo in scatola).
Faceva così perchè aveva visto in giro le valigie, quel giorno dovevamo partire per le vacanze, e temeva che la lasciassimo a casa. Allora ha giocato la carta del povero cane moribondo. Guarito subito appena l’abbiamo fatta saltare in auto e siamo partiti per il mare.
Adesso invece sta facendo lo sciopero della fame perchè dal cibo umido siamo passati al secco, meno goloso. Quando le verso la pappa mi guarda perplessa, mi segue nel ripostiglio dove tengo le scorte di cibo. Con lo sguardo esprime sempre la stessa domanda: “Dimentichi niente?” e quando capisce che è inutile insistere, si gira e torna a cuccia.
Non sono ancora arrivata a dire, con angoscia: “Lola non mi mangia il Bao”
Dopo aver svezzato due figlie, le sue strategie da cane in carriera per diventare capobranco mi lasciano indifferente.

Quello che sapeva Maisie

2014 September 29
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by patriziavioli

Il tema: bambina contesa e strumentalizzata in un’aspra separazione.
Argomento forte, triste e realistico.
Quattro stelline dalle recensioni ufficiali.
La madre: egoista e squilibrata è interpretata da Julianne Moore, una delle mie attrici preferite che anche qui dà il meglio di sè e risulta odiosa come da copione.
Il padre: un cinquantenne un po’ alternativo dai lunghi capelli grigi, marpione e radical chic.
La figlia: una ragazzina che indossa benissimo tutto il pret à porter della moda bimbo e fa un po’ di smorfie nei momenti giusti. Co protagonisti – la baby sitter: giovane, bionda, occhi blu, stragnocca, ma mai volgare o troppo appariscente che già nel fotogramma due si accasa e poi sposa (in due minuti) il papà separato.
Il barista: fichissimo, biondo, occhi blu, fisicone, buono (con un inquietante somiglianza fisica con la baby sitter), si sposa (in mezzo minuto) la madre separata.
Location: New Tork da spot pubblicitario, con appartamenti stupendi, soste a Central Park, Chinatown, High line in Tribeca, West Village.
La trama: padre e madre si separano, si odiano, si contendono la figlia, la ricoprono di regali, (soprattutto peluche giganteschi), la dimenticano regolarmente a scuola. Poi si accasano con i due biondoni imbarazzantemente belli e giovani. Probabilmente, dal look, due ex commessi di Abercrombie&Fitch.
Ma poi si inervosiscono (sarà l’età che avanza), trattano male i biondoni. Così questi ultimi, per consolarsi delle angherie, (con un colpo di scena incredibile), scoprono di amarsi. Allora portano la piccola, di solito abbandonata di sera nei bar più alla moda di Manhattan, in una casa bellissima al mare negli Hamptons, (ammobiliata con tutti i confort), prestata da un’imprecisata generosissima amica della babysitter.
Una notte però la madre, che sarebbe in tour, passa con il suo autobus dalla casa sul mare. Sveglia la figlia e le propone di partire con lei. I biondoni guardano, preoccupati, dalla finestra ma non intervengono.
La piccola (si è fatta furba) decide di prendere il peluche, pony a grandezza naturale, che la mamma snaturata le ha portato, ma non seguirla. Preferisce rimanere con i biondoni perchè per il giorno dopo è prevista una gita in barca.
La mamma rock star allora barcolla sui tacchi e, nel bagliore dei leggings di paillettes, triste torna sul bus. Forse a suonare la chitarra, a piangere, a ubriacarsi o fare sesso con un chitarrista, (non è dato di sapere per certo, si può solo immaginare).
La mattina dopo la bambina, la babysitter (con un abitino a fiori stupendo, un cappello di paglia e una borsa en pendant) e il biondone, (sempre fresco e fichissimo anche dopo una notte pressochè insonne), salgono in una sequenza al ralenti sulla barca. Finale aperto.
The end.
Non sono stata cattiva, non ho semplificato e neppure esagerato.
E’ veramente una pellicola patetica e disturbante perchè affrontare un tema così delicato come fosse un servizio su Vogue è immorale. All’inizio del film ci sono stati momenti in cui l’angoscia di questa povera bambina ricca, vestita Ralph Lauren for kids, trattata come un pacco postale, era descritta bene, tanto da provocare aspettative nello spettatore. Ma poi la virata banale e glamour della storia ha ucciso ogni velleità realistica.
Quasi peggio di una puntata di Beautiful.
Forse i critici che hanno dato le quattro stelline hanno visto, con un occhio solo, solo il trailer.