Extramamma
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Giro in bici- seconda parte

2014 August 26
by patriziavioli

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Dopo il primo giorno di diffidenza ortunatamente la simbiosi con la bici è stata totale. Come fra il cavaliere e il suo fido destriero. Altrimenti non saremmo mai riuscite a rimanere insieme per sei lunghi giorni, a scorazzare sulle rive del Danubio, prendere traghetti per attraversarlo, scegliendo i lati migliori delle piste ciclabili, affrontare i lunghi ponti delle dighe. Col bello e il cattivo tempo.
Purtroppo è stato quasi sempre coperto, come si nota anche dalle foto, il cielo sopra di noi era nuvoloso. Ma visto l’andazzo metereologico generale, siamo stati anche abbastanza fortunati perchè non abbiamo mai beccato un vero acquazzone. Solo qualche pioggerellina e un po’ di vento. Così per temprare lo spirito. E poi consolarci, mangiando più strudel.
A proposito di cattivo tempo, una cosa un po’ triste sono stati i girasoli. Per la prima volta in vita mia ho incontrato campi di girasoli depressi. Infatti probabilmente dopo aver tentato invano di girarsi verso il sole, inesistente, i fiori guardavano mestamente in basso. Per terra, con tristezza. Avevano perso la speranza.
fotogirasoli
Ma se i girasoli erano malmostosi, gli uccelli invece erano in festa. Le rive del Danubio sono il paradiso del Bird watching, era pieno di casupole in legno per osservare meglio e nel cielo abbiamo visto volare anche le cicogne.
fotoemma
Ma per chi è curioso di provare una vacanza dal genere e ha ancora qualche dubbio, ecco una piccola serie di FAQ:
-E’ vero che pedalo troppo mi verrà male alle chiappe?
Purtroppo sì, per ovviare all’inconveniente ho comprato dei pantaloni da ciclista da Decathlon, erano imbottiti con una specie di pannolone per incontinenti ma non serviva a nulla. Solo a sentirsi più impacciati. Il secondo giorno l’ho tolto ed è stato quasi un sollievo. Forse esistono dei pantaloncini molto più costosi e comodi. Mi dispiace non averli comprati.
-E’ vero che non ci sono salite?
Quasi del tutto vero. I primi giorni si pedala nei boschi, lungo il fiume in pianura ma nel nostro itinerario, il quarto giorno, quando oramai ci sentivamo dei gran fichi del ciclismo, il programma prevedeva il passaggio attraverso la valle dei vini che prevedeva soste in deliziosi villaggi medievali. E come ben sappiamo nessuno ha mai costruito un delizioso villaggio medievale in pianura. Se non sono stati distrutti dai vari conquistatori, usurpatori, orde di barbari o vicini incarogniti è perchè potevano proteggersi su un altura e quindi, maledetti, sono in salita. Quella peggiore era del 14%, meno male che avevo imaprato a usare il cambio.
-E se è sempre brutto tempo, che faccio?
Oltre a imprecare, nelle varie guide e nei consigli di itinerario è previsto sempre un piano B. Tipo farsi la tappa in treno, anzichè in bici, in traghetto, ecc. Noi un giorno abbiamo preso un taxi furgone per scendere a valle da un albergo che si trovava in collina e devo dire che c’è stata la tentazione di farci portare direttamente alla tappa successiva comodi comodi. Avevamo già pensato di nasconderci in pasticceria fino all’ora del meeting con gli altri.
fotomaria

Da Passau a Vienna in bici- prima puntata

2014 August 25

 

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Quest’anno le vacanze sono state itineranti, abbiamo sfidato la sorte, il maltempo e anche la ciccia scegliendo di fare in bicicletta un percorso di circa 335 km, dalla città tedesca di Passau a Vienna. Pedalando dai 40 ai 60 km al giorno in pianura, seguendo le piste ciclabili in riva al Danubio (che purtroppo non è per niente blu, ma piuttosto di un colore verdastro un po’ deludente). Questa impresa epica l’abbiamo realizzata affidandoci a Girolibero che ci ha fornito l’itinerario, le bici a noleggio e ogni giorno si occupava di trasportare i nostri bagagli nell’hotel della destinazione successiva. Abbiamo attraversato vari villaggi, paesi e città come Linz e Krems.
Siamo arrivati a Passau in auto (6-7 ore di viaggio senza litigare un record), abbiamo dormito in albergo e capito che questo tipo di vacanza la potevano proprio fare tutti, infatti tra i compagni di avventura c’erano persone di ogni tipo. Coppie giovani, coppie anziane, coppie con bambini piccoli da mettere sul seggiolino e sul carrettino, coppie con cane da mettere sempre sul carrettino (meno nuovo di quello usato per i pargoli, comitive di ragazzi, famiglie con adolescenti, famiglie arcobaleno, giovani meno giovani, magri e meno magri. Fumatori e non.
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La mattina del primo giorno c’è stato il primo delicatissimo passaggio: la scelta della bici, la compagna fedele dei sei giorni di avventura on the road. Mentre per il resto della famiglia questo passaggio è stato facile, io ho avuto subito dei problemi. Mi avevano affibbiato una bici troppo alta. Ho fatto il primo giretto di prova attorno al capannone delle bici e ho quasi deciso che non sarei mai partita. La bici mi faceva paura!!!!
Alla fine dopo vari tentativi sono riuscita farmi dare una bici con il telaio più piccola e ho fatto abbassare completamente la sella. Sembravo una nana su una BMX, quando pedalavo avevo le ginocchia in bocca ma ero contenta: da ferma potevo mettere giù i piedi. Ho fatto un altro giretto di prova dietro al solito capannone e sono stata notata da due anziane signore cicliste tedesche. Guardandomi hanno scosso amaramente la testa,  poi mi hanno fermato dicendo con convinzione cose che non ho capito, condite da tanti “Nein! Nein!”
Ho risposto in inglese dicendo che la volevo bassa perchè altrimenti avevo paura.
Le signore hanno cercato di dissuadermi, continuando a scuotere la testa e a spiegarmi con altri “Nein” che pedalare così non andava bene. Non potevo.
Allora ho sorriso, ho ringraziato con un bel “Danke” e sono ripartita con la mia bici ridicolmente bassa.
Ma dopo 15 km, sulla prima pista ciclabile per uscire da Passau ho realizzato che le vecchie carampane avevano ragione. Avevo già un male alle gambe tremendo. Così ho alzato la sella e imparato a pedalare come una persona normale, tanto era tutta pianura.
E con la nuova bici si stava già instaurando un certo feeling!

Una serata alla Scala

2014 June 16
by patriziavioli

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Sabato sera tutta la famiglia è stata gentilmente invitata da mia cognata alla Scala per l’ultimo appuntamento delle celebrazioni dei 150 dalla nascita di Strauss per ascoltare brani suonati dall’Orchestra Filarmonica della Scala.
Eravamo molto contenti e anche piuttosto eleganti, per non sfigurare nel parterre dei presenti: appassionati e habitues, molti dei quali in abito da sera. L’età media era piuttosto alta ed Emma era forse la più giovane. Alle medie ha frequentato il corso musicale e suona il flauto traverso, guardava con ammirazione i quattro flautisti dell’orchestra.
Emozionati e contenti sedevamo in platea, tra velluti, cristallo e stucchi dorati del teatro.
Mentre il famosissimo direttore d’orchestra Esa-Pekka Salonen dirigeva l’orchestra che suonava un maestoso “Don Juan”, mi gustavo voluttuosamente la musica, appoggiandomi anche un po’ languidamente alla spalla di Sant’.
Lui mi ha sussurrato nell’orecchio: “Stai su che mi fai caldo”
Ma non mi sono offesa. Perchè l’atmosfera era magica.
Poi ad un tratto gli è vibrato il cellulare in tasca. Numero sconosciuto.
Dopo pochi minuti un’altra telefonata.
Così nell’intervallo Sant’ ha richiamato.
Era il vicino di sotto che lo informava che il temporale violentissimo scoppiato, mentre noi ignari ci inebriavamo nelle note di Strauss, aveva in meno di un’ora allagato il nostro terrazzo, fatto tracimare l’acqua nell’atrio e a lui, poverino, pioveva copiosamente in casa.
Così invece di ascoltare le note incalzanti di “Così parlò Zarathustra”, Sant’, imprecando come una bestia, si è fiondato a casa.
A scoprire l’inferno.
Nella zona est di Milano, il temporale era stato un nubifragio: ha abbattuto rami e fatto anche cadere un albero vicino a casa. L’apocalisse.
Come al solito l’acqua è entrata anche in casa nostra e ne è seguito il solito disastro per il parquet. Sì, si è arricciato anche stavolta.
Non voglio commiserarmi, non voglio neanche dare la colpa ai quadrifogli, e nemmeno ribadire che quando Sant’ ed io usciamo le cose non vanno mai come dovrebbero.
Mi chiedo solo cosa mai abbia fatto di male per meritare tanta sfiga e soprattutto quando meriteremo una tregua?
E’ Saturno contro o una semplice opera di voodoo?

Letteratura in terza media

2014 June 5
by patriziavioli

(Dopo un altro attacco killer al mio blog, che per un po’ di tempo era diventato un portale dove trovare imperdibili e costosi consigli per migliorare le condizioni del proprio pene (!) torno con un argomento serio…)

Interrogazione di italiano sul romanzo I Malavoglia di Giovanni Verga:
Prof: “Come si chiama il figlio del patriarca ‘Ntoni?”
Alunno interrogato: “Ummm… si chiama…lui si chiama…ummm”
Compagni che suggeriscono: “psss…azzo…b…psss…c..casss..st…azzo”
Alunno: “Ca…castianazzo!”
Il Prof guarda l’alunno con aria perplessa, tanto che questo si sente in dovere di aggiungere:
“Guardi che non è una brutta parola!”

In un’altra lezione si parla di Fahrenheit 451, il Prof spiega che è la temperatura in cui si bruciavano i libri, nella città descritta dal romanzo.
Una alunna viene presa dall’entusiasmo, si lascia scappare:
“Fico! Peccato non si faccia anche qui!”
Il Prof la guarda stupito e le dice sarcastico:
“Proprio tu che hai vinto il premio come miglior lettrice della scuola!”
“Beh, lo meritavo, ho preso centinaia di libri!”, risponde lei.
Il resto della classe sogghigna perchè conosce la vera ragione per cui durante tutto l’anno scolastico a ogni intervallo si è recata in biblioteca.
Una frequentatrice compulsiva: entrava prendeva un libro in prestito e lo restituiva il giorno dopo, solo perchè uscendo dalla classe e andando in corridoio poteva vedere un ragazzo di un’altra classe che le piaceva.
A volte tornava a prendere un libro anche nel secondo intervallo.
Così nel registro degli alunni lettori è salita in testa. Ed è stata premiata.
Le sue scelte libresche hanno spaziato in ogni campo, ha preso in prestito qualsiasi volume.
Si vocifera che abbia “letto” anche un paio di volte la Bibbia.