Extramamma
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Operazione nostalgia

2015 April 20
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by patriziavioli

fornovo
Tutto stranamente piccolo: in scala ridotta. Sono tornata nel paese dove ho trascorso i primi nove anni della mia vita e quello che ricordavo c’era ancora ma era rimpicciolito.
Perchè quando vivevo lì ero di taglia minuscola.
Sono tornata nella chiesa dove ho fatto la prima comunione da sola, perchè nella domenica giusta avevo un gran febbrone. Ho rivissuto il panico e la vergogna di quando ho dovuto attraversare la navata da sola. Mi sembrava di avere tutti gli occhi addosso e di dover percorrere chilometri, mentre invece ho scoperto che in realtà erano solo pochi metri.
chiesa
Poi mi sono ricordata del bambino di cui mi era innamorata all’asilo: lo vedevo solo oltre una rete, perchè le suore erano severissime e odiavano la promiscuità, poteva essere pericolosa!
Perciò maschi da una parte e femmine dall’altra.
Così lui era bello e irrangiungibile. Però sapevo il nome e il cognome. E quel cognome l’ho visto su tutte le auto in giro nel paese: ha una concessionaria.
Poi c’era invece una bambina bastarda, più grande. Si divertiva a giocare con me per comandarmi e farmi paura. Un brutto giorno mi aveva convinto che sarei andata in prigione perchè avevo rotto il porta matite di suo fratello (accusa oltrettutto falsa) e così ogni sera che in tv c’era una certa sigla di musica sinfonica dai toni cupi e roboanti, mi mettevo a piangere e correvo a nascondermi a letto per non farmi trovare dai carabinieri che sapevo sarebbero arrivati a minuti.
(Naturalmente l’amichetta mi aveva ordinato di non dire niente a mia madre)
L’incubo è durato per almeno un anno.
Così sono andata a cercare la casa dove viveva questa ragazzina, era una palazzina nel centro del paese. Abita ancora lì e c’era anche una bella targa sul portone.
Volevo fare un graffito minaccioso con scritto “a volte ritornano…la pagherai…” ma sono stata una signora e mi sono trattenuta.
Poi ho visto la strada dove ho imparato ad andare in bici, la mia scuola, il panettiere e anche la panchina davanti al Comune dove, a sette anni, andavo a giocare con una mia amica e facevamo finta di essere grandi: avere quattordici anni e sette figli!

Giro in bici con rissa

2015 April 14
by patriziavioli

fotbici
L’altro giorno Sant’e io abbiamo fatto un giro in bici sulla pista della Martesana, un percorso bellissimo. Ma era domenica di primavera. E la nostra stessa idea era stata condivisa da molti: bambini, bambini coi roller, cani, jogger, pedoni, ragazzi in monopattino, vecchietti in vena di fitness e persino un cavallo. Uno scenario piuttosto affollato e un po’ stressante. Così dopo qualche chilometro, abbiamo deciso di pedalare verso casa.
Eravamo quasi arrivati quando, in un rettifilo che costeggia un bellissimo campo tutto giallo di fiori, sulla pista ciclabile, abbiamo incrociato l’ennesima comitiva. Padre, madre, un bambino e altri due signori.
Sant’ pedalava davanti mentre io procedevo dietro abbastanza distanziata e anche immersa nei miei pensieri. Ma appena ho lasciato queste persone alle mie spalle ho sentito delle urla. Degli insulti. Delle grida sempre più alte.
Poi ho visto Sant’ girare la bici e tornare indietro. Ho pensato andasse ad aiutare qualcuno, che fosse successo qualcosa.
Mi sono voltata e ho visto il tizio che sbraitava:
“Cosa hai detto? Cosa hai detto?”
Poi ha preso per un braccio Sant’, per spingerlo giù dalla bici.
In un attimo è successo il finimondo: il tizio urlava, il bambino piangeva, la mamma del bambino gridava al tizio di fermarsi e anche gli altri due uomini si erano buttati nella mischia.
All’inizio non ho capito che tentavano di calmare il tizio imbestialito, pensavo che volessero anche loro picchiare Sant’, lasciarlo tramortito lì in mezzo al campo dei fiori gialli.
Gridavano tutti sempre più forte.
Il cuore ha cominciato a battermi all’impazzata, temevo che qualcuno arrivasse a menare anche me e stavo per chiamare il 113, quando finalmente Sant’ fra le urla e gli insulti è riuscito a scappare.
“Struuuunz! Cornuto! Ringrazia che ti hanno salvato la vita!”
“Se non c’erano loro, ti ammazzavo, maledetto cornutooooo!”
“..aaaazzzzzz cornutooooo! Cornuto!”
Con questa sigla siamo schizzati velocissimi verso un luogo più affollato.
Appena girato l’angolo, al riparo di una cascina abitata, con il cuore che andava sempre a mille, e le urla ancora nelle orecchie, ho chiesto a Sant’ che cosa avesse combinato.
Aveva sibilato “deficiente”, al bambino che gli aveva tagliato la strada, rischiando di farlo cadere.
Il tizio imbufalito era il padre.
E Sant’ quando aveva sentito che urlava: “Cosa hai detto?” era tornato indietro per scusarsi.
Ma non ha fatto in tempo a dire: “Forse ho fatto un commento fuori luogo…” che il padre imbestialito ha cercato di menarlo.
Poi è stata un’escalation di ira e violenza.
Cosa ho imparato da questa esperienza?
Che mio marito a volte parla troppo e che basta incontrare la persona sbagliata per vivere un incubo. Ma anche che la parola “cornuto” è ancora di moda. Pensavo fosse un insulto degli anni’60.
E poi che per un po’i giri in bici da quelle parti è meglio che li faccia da sola :)

Bambini

2015 April 8
by patriziavioli

Sono per strada, sto camminando e sento una vocina dietro di me che dice:
“A me non piace tanto”
Nessuno le risponde e infatti dopo un attimo la piccola voce ripete il concetto: “A me non piace tanto”
“Cosa?”, le risponde una voce femminile spazientita.
A questo punto mi volto, approfittando dello stop forzato per aspettare il verde a un attraversamento pedonale. Dietro di me vedo un gruppo di bambini, di massimo sei anni, in fila con una maestra in cima al gruppo.
La maestra guarda la piccola a cui non piace quella certa cosa misteriosa e anche gli altri venti scolari che deve tenere d’occhio e ripete scocciata:
“Cosa, non ti piace?”
“Dare la mano!”, finalmente svela la bambina.

roma

In un parco, a Roma, ci sediamo su una panchina per riposare e anche per sfruttare il free wi-fi. Di fianco a noi arriva correndo un gruppetto di ragazzini di circa undici-dodici anni. Saltano sulla panchina, ma dopo un attimo decidono di fare altro.
“Andiamo là in fondo a vedere le donne”, propone uno.
“Ma no, cosa andiamo a fare?”
“Prendiamo il pallone invece”
“Ma no, andiamo a vedere le donne”
“Non ne ho voglia!”
“Ma non ti piace la vagina?”
Nessuno di loro ha riso e tutti hanno invece seguito correndo il futuro ginecologo!

fotomonti

La fortunata è….

2015 March 30
by patriziavioli

Tadààààààààà….
Suspance….
Schermata 2015-03-30 alle 14.36.42
Agrimonia!
Alla quale arriverà un bellissimo maple watch ma dovrà farsi una foto con l’orologio, un pancake in bocca mentre beve a canna il succo d’acero! Altrimenti non vale :)
Ringrazio tutte le altre amiche di aver partecipato e alla prossima!