Extramamma
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Buon Compleanno!

2014 December 15
by patriziavioli

Oggi Extramamma compie sette anni.
Ho capito che gli anni del blog sono come quelli del cane, ognuno vale sette. Quindi 49 che arrotonderei anche a 50 perchè cominciò a sentire il peso della mezza età sul blog: dopo i momenti entusiasmanti e spensierati della giovinezza, sono lenta, arrugginita e scrivo poco.
Scrivo poco perchè quando mi viene un’idea sono iper critica e mi chiedo: a chi interessa? A chi potrebbe dare fastidio? (invasione della privacy dei miei congiunti. Per questo scrivo del cane, della povera Lola che ha quasi imparato a parlare ma non ancora a leggere)
Poi analizzando un probabile post normalmente mi domando: ce n’è veramente bisogno? Oppure penso che sarebbe una notizia vecchia…o anche che ne abbiano scritto tutti…Poi negli ultimi nebbiosi, umidi, freddi pomeriggi è successo che avrei voluto scrivere un post ma prima, cercando ispirazione, spesso, ho deciso di bere un te. Cercando di concentrarmi, mi sono mangiata una tonnellata di biscotti, solo quelli rotti è stato il mio alibi, e intanto ho pensato a probabili temi o storie da raccontare. Ma alla fine dopo aver ingurgitato una trentina di frattaglie di biscotti, sono rimasta dubbiosa e, dopo mezz’ora, il mappazzone dei biscotti si è ricompattato cattivo nel mio stomaco e mi è venuta la nausea.
Brutto momento per scrivere e così ho posticipato…e posticipato.
Mentre invece quella del blog dovrebbe essere una scrittura di getto, di pancia… ma non di una pancia piena di biscotti vendicativi.
Forse l’ideale sarebbe sparire e ricomparire magicamente anonima in un altro blog (il miracolo di Natale?) così potrei sparare a zero su tutto e tutti. Non sarebbe una cattiva idea!
Poi la community del mommyblogging si è sfrangiata in tanti rivoli, anche se oramai i blogger sono i nuovi giornalisti :)
A volte ho seri dubbi sulla mia identità, in altri momenti sono troppo di cattivo umore (molto poco professionale), poi mi sento in colpa perchè nonostante i buoni propositi sono sempre più pigra. Insomma faccio mille storie come un’adolescente!
Però dopo aver scritto qualcosa da condividere sono più contenta e i vostri commenti mi rendono felice. Quindi nonostante gli acciacchi e gli anni sul groppone Extramamma continuerà a esistere.
Così per festeggiare il compleanno oggi voglio perlarvi di due deliziosi libretti natalizi, un’iniziativa di Graphe.it, il sito con cui collaboro.
Racconti_di_Natale
Il primo, edito nel 2013, contiene una storia di Natale di Carlo Collodi e una, altrettanto bella, ambientata ai giorni nostri di Eleonora Mazzoni e anche una poesia di Jules Laforgue.
Luci_di_Natale
Il secondo, uscito quest’anno, un racconto di Grazie Deledda, una storia distopica ambientata nel futuro, scritta da Daniele Mencarelli e inoltre una poesia di Edmond Rostand. Questi libricini sono disponibili sia in formato cartaceo, molto raffinato in carta riciclata, che in ebook. Il prossimo anno toccherà a me, scrivere una storia di Natale, il mio partner sarà Camillo Boito, molto più fico della sottoscritta, quindi sono già in ansia!
P.S. l’altro giorno abbiamo fatto l’albero è venuto storto come la Torre di Pisa, cosa vorrà dire? Sarà mica di cattivo auspiscio?

La deontologia e il contatore del gas

2014 December 4
by patriziavioli

In questi giorni le uniche cose di cui parlano i giornalisti (tra loro) sono i crediti.
Come gli studenti nelle ultime settimane di maggio che calcolano e parlano solo delle loro medie, per capire se riescono a sfangarla e non prendere un debito, i giornalisti (italiani) calcolano e sommano quanti crediti hanno, quanti crediti possono avere, come fare per agguantarne un po’ di più. Tutta questa ansia perchè in seguito a una direttiva comunitaria, tutti gli iscritti agli ordini professionali, da quest’anno, devono fare corsi di formazione, che danno diritto a crediti che sono necessari per non essere espulsi dall’Albo. Sessanta crediti in tre anni, nel primo anno almeno quindici, altrimenti ciccia, sei fuori. Non sei più nell’Ordine dei giornalisti. Il tuo sudatissimo esame di stato te lo puoi ficcare in quel posto. La tessera con le scritte dorate, che ti fa entrare gratis ai musei, la puoi usare come sottobicchiere.
E allora?
Qualche giorno fa ho chiacchierato con una collega, dura e pura, che continuava a dirmi:
“Cosa me ne frega? E io mi faccio espellere!”
“Non credo succeda niente di apocalittico”
“No, perchè è uno schifo…è diventato un business”
In effetti, una norma che in teoria è sacrosanta (la formazione è essenziale per essere sempre aggiornati) è stata strumentalizzata per ragioni di business. Tutti i giornalisti professionisti devono assolutamente avere i crediti: dai direttori all’ultimo dei collaboratori. Alcuni corsi, tenuti da improbabili ed improvvisati esperti, costano centinaia di euro e i pochi corsi gratuiti sono tutti strapieni, da mesi, e visto che si avvicina la fine dell’anno non rimane altro che dare l’assalto ai corsi on-line.
Così mi sono iscritta anch’io sul web al corso di deontologia professionale.
Potevo ottenere dieci crediti, se riuscivo a passarlo, attraverso quattro esami.
Ero abbastanza ottimista: etica, diritto di cronaca, obblighi dei giornalisti. Che ci voleva?
Una lontana laurea in giurisprudenza ce l’avevo, l’esame di stato l’avevo fatto. Mica era matematica!
Peccato che siano passati più di vent’anni dai tempi dei miei studi e nel frattempo sia stato necessario emanare un sacco di regolamenti, decreti per arginare la spazzatura irrispettosa che ci viene propinata dalle notizie di tutti i giorni.
Dopo brevi lezioni video, il corso prevedeva dei quiz, dove si dovevano azzeccare le risposte al 90%.
Nei primi tentativi riuscivo a indovinare solo il 70% e quindi mi sono intestardita a provare e riprovare.
Sul piano etico azzeccavo quasi sempre le risposte perchè pensavo a quello che esce sui giornali e in tv e mettevo la risposta il più lontano possibile dalla realtà e zac! Indovinavo. Diabolica!
Poi è suonato il campanello di casa.
Al momento sbagliato, quando ero oramai all’87% dei risultati corretti.
Non potevo perdere la concentrazione, a un passo dal traguardo!
Ma il campanello continuava a suonare. Ecchecavolo!
Imprecando sono andata al citofono.
“Buongiorno, sono il tecnico del gas”
“Signola fuoli”, per liberarmene ho pensato di fingere di essere qualcun altro.
“Non importa, sa dov’è il contatore?”
“Non so”, ho cercato di accentuare il mio accento cinese.
“E’ sul balcone?”
“Non so”, ho chiuso in fretta la conversazione.
Sono tornata ai miei quesiti deontologici, piuttosto orgogliosa della mia astuzia.
Dovevo scoprire quale fosse l’articolo che deroga i giornalisti dal segreto professionale, altro che contatore del gas.
Ho memorizzato un po’ di risposte e dopo altri due tentativi, finalmente ho passato l’esame. Ho urlato di gioia.
Poi nell’euforia della promozione, ho deciso di fare un break e portare fuori Lola.
Proprio quando ho aperto la porta di casa mi sono trovata davanti non uno, ma due, tecnici del gas con un nuovo contatore in mano e un atteggiamento molto assertivo.
“Signora solo pochi minuti”
Con un cenno della testa, li ho accompagnati sul balcone.
Ho cercato di parlare pochissimo, temevo che scoprissero che ero io la colf.
Ma è andato tutto bene.
Cinque minuti dopo avevo un contatore del gas nuovo e dieci sfavillanti crediti professionali nel mio curriculum on-line.

Paris Hilton de’ noantri

2014 November 25
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by patriziavioli

disclamer: scrivo poco ma solo storie vere :)

Sono andata dal parrucchiere per l’agognato taglio scalato. E sono stata molto fortunata, non solo per il taglio, soprattutto per l’ambiance.
Mentre ero seduta sulla seggiolina aspettando il mio turno, è entrata come un ciclone nel negozio una ragazza bionda e boccolosa travestita da diva. Aveva gli occhialoni neri, anche se erano le diciassette di un piovoso pomeriggio di novembre, un cappellino, stivali alti e un chihuahua in una borsa fucsia di panno lenci. Ad accompagnarla, naturalmente il manager-factotum-bodygard. Brutto ma giovane, tatuato, pelato e sempre al telefono.
“Mi devo mettere le extentions, qui e lì, perchè devo fare un film”, ha spiegato al coiffeur con leggero accento romano da vera attrice.
“Prego si accomodi”
“Si pronto…non se ne parla neanche…mi richiami lei”, declamava il manger-factotum-bodyguard al cellulare, mentre la bionda si sedeva, toglieva il cappello e parcheggiava su uno sgabello la borsa-cuccia con il cane.
“Vede qui ho più capelli che lì”, mostrava la diva al parrucchiere, “Vorrei pareggiare la situazione perchè sa se mi inquadrano da questa parte…”
“Sarebbe un bel guaio”
“Eh, infatti! sono preoccupatissima”
“Adesso risolviamo”
Mentre lo staff del negozio cercava nei cassetti ad hoc le ciocche del giusto colore, una cliente seduta vicino a me, sussurrava con un po’ di malignità: “Lo sospettavo che quelle della TV e del cinema fossero piene di capelli finti!”
Il manager-factotum-bodyguard intanto era uscito e rientrato nervosamente dal negozio almeno tre volte, atteggiandosi come se dovesse salvaguardare la sicurezza di Obama. Un paio di signore di una certa età, sedute vicino alla porta, sbuffavano infastidite per le correnti d’aria fredda provocate da quest’andirivieni tattico.
“Uffa! Ho la cervicale!”
Poi finalmente le ciocche della giusta tonalità di biondo sono state trovate.
Il manager-factotum-bodygard si è assentato per un po’ e l’inserimento extention è cominciato.
Il parrucchiere, come da copione, cercava di fare conversazione.
“E il suo cane come si chiama?”
“Stella”
“E sta sempre dentro alla borsa?”
“Noooo, delle volte sta anche nelle camere d’albergo, o nei camper quando giro un film…”
“E non lo porta mai a fare un giro?”
“Al mio cane non piace camminare!”
In quel momento però, inavvertitamente, una signora ha scontrato lo sgabello con la borsa-cuccia, (la diva aveva lasciato ingenuamente aperta la cerniera) e il cane Stella si è lanciato fuori!
Freedom!
Ha cominciato a correre come una trottola iperattiva, avanti e indietro in ogni angolo del negozio. Purtroppo la sua padrona non ha potuto alzarsi per riacchiapparlo in tempo, (era un momento topico dell’attaccatura di un’extention) e quindi Stella, inseguita da una volenterosa shampista, sentendosi braccata, dallo stress, ha marchiato il territorio.
Una pipì sul tappeto d’entrata del negozio. E poi ha morsicato la ragazza che è riuscita finalmente a placcarla.
“Oddio! Noooo! Quanto mi dispiace! Non è mai successo prima!”, la giovane diva era costernata, voleva anche pulire per rimediare al danno, ma le è stato impedito.
Archiviato l’incidente, l’inserimento extention è continuato e così la conversazione:
“Quanto tempo ha il suo cane?”
Al lavatesta qualcuno ha sibilato una brutta cattiveria, ma la giovane diva fortuntamente non ha sentito. Ha preso invece in braccio Stella e l’ha baciata con trasporto.
“Ha solo otto mesi, il mio tesoro!”
Stella come cane non era niente di speciale. La giovane diva invece era veramente una ragazza bellissima, peccato per la carenza di neuroni.

Tafferugli alla toilette

2014 November 3
by patriziavioli

Domenica pomeriggio in coda alla toilette in uno dei bar più eleganti nel centro di Milano (che, da grande esperta internazionale, frequento soprattutto per la qualità dei servizi, ma forse dovrò rimuovere dalla mia google map dei bagni pubblici).
Quando arrivo ci sono due signore in attesa.
Dalla toilette delle donne esce, sbattendo la porta, una bionda riccia, truccata, elegante e indiavolata.
Si rivolge direttamente alle due donne urlando: “Alloraaaaaa?!?!? Chi ha bussato alla porta?”
Prima che le due signore bene, una più giovane e una più anziana, possano riprendersi dallo choc dell’aggressione, continua, ringhiando con gli occhi che schizzano dalle orbite:
“Ecchecavolo!!!! Chi era che aveva così fretta!?!??”
“Ma veramente…”
La bionda minacciosa sembra pronta anche a menare.
Allora la più giovane delle due signore aggredite, sceglie la delazione e sbotta velocemante:
“Lei ha bussato! E’ stata lei!”
Indica l’anziana e si infila velocissima e vigliacca nella toilette finalmente libera.
L’anziana incassa, mentre la bionda aggressiva, andandosene, le lancia uno sguardo di disprezzo.
Incredula, cerco di stemperare la tensione.
“Ha fatto la spia come all’asilo…neanche a casa si litiga così”
“Infatti, almeno da me ci sono due bagni”, si consola l’anziana signora, scuotendo mestamente la testa.
In quel momento la spia esce dalla toilette tutta sorridente e ipocrita: “Buonasera!”
Vorrei farle lo sgambetto mentre se ne va, in quel corridoio stretto sarebbe una mossa perfetta.
Peccato che mi sia venuto in mente troppo tardi.