Extramamma
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I nostri ragazzi

2014 September 14
by patriziavioli

A volte i genitori non vogliono veramente “vedere” i loro figli adolescenti.
Preferiscono non sapere, non indagare. Preferiscono essere ottimisti per non sentirsi inadeguati, per paura di dover guardare dentro di sè. Farsi delle domande. Non c’è bisogno di andare al cinema per scoprirlo. Basta guardarsi attorno. L’altra sera però ho visto “I nostri ragazzi”, ed è stato un bel pugno nello stomaco. La storia di due famiglie, due “belle” famiglie borghesi di una coppia di fratelli che si amano e odiano. Sono antagonisti, in competizione ma ci tengono a mantenere buoni rapporti tanto da avere il loro appuntamento mensile per cenare insieme alle mogli in un ristorante di lusso, una volta al mese.
I loro figli invece, una ragazza bella e sfrontata e un ragazzo ombroso e brufoloso, sono migliori amici. BFF, best friend forever, come dicono i teen-ager e fanno tutto insieme. Studiano nello stesso liceo classico, escono insieme, vanno alle feste, cenano davanti ai video. Poi combinano un disastro, ma i genitori non possono crederci. Perchè si rovinerebbe la loro bella facciata. E allora difendono i figli a oltranza, diventano zerbini, pur di non indagare. La madre del brufoloso quando va a parlare con un prof, difende il figlio fannullone dicendo che quella è un’età ingrata e via così.
La storia, tratta da un romanzo, è ambientata a Roma ma potrebbe svolgersi ovunque. E’ pieno di adolescenti così, viziati, egoisti, immaturi e soprattutto iper consumisti.
Soprattutto questo ultimo aspetto trovo allarmante, i primi aggettivi descrivono qualità che sono sempre state più o meno tipiche dell’adolescenza, ma ultimamente questa smania consumista dei teen-ager è triste. Toglie loro ogni creatività. Si è coniderati cool solo per le cose che si possiedono, non per quello che si è. L’avere ha vinto sull’essere.
E sono guai grossi.
Tornando al film, gli interpreti del film sono bravissimi, odiosi al punto giusto, coinvolgono completamente lo spettattore. Tanto che io, che sono contro agli scapellotti, e non ne ho mai dati alle mie figlie, fremevo sulla poltroncina perchè avrei voluto prendere a randellate i due adolescenti del film. Ma la mia è una reazione decisamente fuori moda.

Back to school

2014 September 8
by patriziavioli

2006-09-11 at 08-31-34 (1)
Fra pochi giorni Emma inizierà il liceo classico, la foto sopra è del primo giorno di elementari: il tempo è volato.
Il suo nuovo liceo è la scuola già frequentata dalla sorella, quindi godrà delle dritte di chi è più esperto di lei. Anita invece avrà due professori nuovi e mi ha spiegato che, nel grande fratello della rete, esistono alcuni comodissimi siti per studenti, dove si possono “googlare” i nomi dei docenti per scoprirne pregi e difetti.
Manie e idiosincrasie. Crudeltà e passioni.
Mi sembra fichissimo.
Leggere profili con dettagli utili e succulenti come: “Ama le citazioni”.
“Perde il filo del discorso mentre spiega”.
“Sembra bastardo ma alla fine ti aiuta”
O anche il dettaglio che rende più felici li studenti: “Non interroga mai”
Comunque…per rimanere in tema docenti ecco una storiella, verissima, di qualche tempo fa.

Due classi vanno in gita in un Museo delle Scienze accompagnate da due insegnanti. Come sempre ci sono un po’ di ragazzini vivaci da tenere a bada, da sgridare perchè corrono nei corridoi. Non prestano attenzione, possono rovinare gli oggetti esposti. Infatti a un certo punto, vicino alla riproduzione di uno scheletro, in terra, una delle due prof trova un ossicino bianco.
Lo raccoglie, lo esamina e dà in escandescenze. Acchiappa due degli esagitati che ha appena sgridato e li accusa di aver scontrato lo scheletro e fatto cadere quel piccolo osso che brandisce, severa, mostrandolo alla collega.
Quest’ultima senza osservarlo troppo bene, senza quindi prenderlo in mano, propone di riappoggiarlo, cammuffandolo un po’, di nuovo nello scheletro esposto. Così fanno.
Poi le classi proseguono il loro giro in un’altra sala.
A questo punto mia figlia deve soffiarsi il naso e apre la piccola borsa che ha portato con sè per prendere un kleenex. All’interno trova un altro ossicino identico a quello che ha causato l’ira della prof.
Sono i biscotti di Lola che aveva messo nella borsina qualche giorno prima, per portare fuori il nostro cane. I biscottini servivano a convincere Lola a tornare, a prenderla per la gola, per farsi rimettere il guinzaglio, dopo essere stata libera di correre.
Biscotti a forma di osso. Piccoli, bianchi secchissimi, a forma di osso. Molto realistici.
Poco prima, sempre per prendere i kleenex mia figlia, inavvertitamente, ne aveva fatto cadere uno sul pavimento vicino allo scheletro!

Giro in bici- seconda parte

2014 August 26
by patriziavioli

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Dopo il primo giorno di diffidenza ortunatamente la simbiosi con la bici è stata totale. Come fra il cavaliere e il suo fido destriero. Altrimenti non saremmo mai riuscite a rimanere insieme per sei lunghi giorni, a scorazzare sulle rive del Danubio, prendere traghetti per attraversarlo, scegliendo i lati migliori delle piste ciclabili, affrontare i lunghi ponti delle dighe. Col bello e il cattivo tempo.
Purtroppo è stato quasi sempre coperto, come si nota anche dalle foto, il cielo sopra di noi era nuvoloso. Ma visto l’andazzo metereologico generale, siamo stati anche abbastanza fortunati perchè non abbiamo mai beccato un vero acquazzone. Solo qualche pioggerellina e un po’ di vento. Così per temprare lo spirito. E poi consolarci, mangiando più strudel.
A proposito di cattivo tempo, una cosa un po’ triste sono stati i girasoli. Per la prima volta in vita mia ho incontrato campi di girasoli depressi. Infatti probabilmente dopo aver tentato invano di girarsi verso il sole, inesistente, i fiori guardavano mestamente in basso. Per terra, con tristezza. Avevano perso la speranza.
fotogirasoli
Ma se i girasoli erano malmostosi, gli uccelli invece erano in festa. Le rive del Danubio sono il paradiso del Bird watching, era pieno di casupole in legno per osservare meglio e nel cielo abbiamo visto volare anche le cicogne.
fotoemma
Ma per chi è curioso di provare una vacanza dal genere e ha ancora qualche dubbio, ecco una piccola serie di FAQ:
-E’ vero che pedalo troppo mi verrà male alle chiappe?
Purtroppo sì, per ovviare all’inconveniente ho comprato dei pantaloni da ciclista da Decathlon, erano imbottiti con una specie di pannolone per incontinenti ma non serviva a nulla. Solo a sentirsi più impacciati. Il secondo giorno l’ho tolto ed è stato quasi un sollievo. Forse esistono dei pantaloncini molto più costosi e comodi. Mi dispiace non averli comprati.
-E’ vero che non ci sono salite?
Quasi del tutto vero. I primi giorni si pedala nei boschi, lungo il fiume in pianura ma nel nostro itinerario, il quarto giorno, quando oramai ci sentivamo dei gran fichi del ciclismo, il programma prevedeva il passaggio attraverso la valle dei vini che prevedeva soste in deliziosi villaggi medievali. E come ben sappiamo nessuno ha mai costruito un delizioso villaggio medievale in pianura. Se non sono stati distrutti dai vari conquistatori, usurpatori, orde di barbari o vicini incarogniti è perchè potevano proteggersi su un altura e quindi, maledetti, sono in salita. Quella peggiore era del 14%, meno male che avevo imaprato a usare il cambio.
-E se è sempre brutto tempo, che faccio?
Oltre a imprecare, nelle varie guide e nei consigli di itinerario è previsto sempre un piano B. Tipo farsi la tappa in treno, anzichè in bici, in traghetto, ecc. Noi un giorno abbiamo preso un taxi furgone per scendere a valle da un albergo che si trovava in collina e devo dire che c’è stata la tentazione di farci portare direttamente alla tappa successiva comodi comodi. Avevamo già pensato di nasconderci in pasticceria fino all’ora del meeting con gli altri.
fotomaria

Da Passau a Vienna in bici- prima puntata

2014 August 25

 

fotomappa
Quest’anno le vacanze sono state itineranti, abbiamo sfidato la sorte, il maltempo e anche la ciccia scegliendo di fare in bicicletta un percorso di circa 335 km, dalla città tedesca di Passau a Vienna. Pedalando dai 40 ai 60 km al giorno in pianura, seguendo le piste ciclabili in riva al Danubio (che purtroppo non è per niente blu, ma piuttosto di un colore verdastro un po’ deludente). Questa impresa epica l’abbiamo realizzata affidandoci a Girolibero che ci ha fornito l’itinerario, le bici a noleggio e ogni giorno si occupava di trasportare i nostri bagagli nell’hotel della destinazione successiva. Abbiamo attraversato vari villaggi, paesi e città come Linz e Krems.
Siamo arrivati a Passau in auto (6-7 ore di viaggio senza litigare un record), abbiamo dormito in albergo e capito che questo tipo di vacanza la potevano proprio fare tutti, infatti tra i compagni di avventura c’erano persone di ogni tipo. Coppie giovani, coppie anziane, coppie con bambini piccoli da mettere sul seggiolino e sul carrettino, coppie con cane da mettere sempre sul carrettino (meno nuovo di quello usato per i pargoli, comitive di ragazzi, famiglie con adolescenti, famiglie arcobaleno, giovani meno giovani, magri e meno magri. Fumatori e non.
fotoyeps
La mattina del primo giorno c’è stato il primo delicatissimo passaggio: la scelta della bici, la compagna fedele dei sei giorni di avventura on the road. Mentre per il resto della famiglia questo passaggio è stato facile, io ho avuto subito dei problemi. Mi avevano affibbiato una bici troppo alta. Ho fatto il primo giretto di prova attorno al capannone delle bici e ho quasi deciso che non sarei mai partita. La bici mi faceva paura!!!!
Alla fine dopo vari tentativi sono riuscita farmi dare una bici con il telaio più piccola e ho fatto abbassare completamente la sella. Sembravo una nana su una BMX, quando pedalavo avevo le ginocchia in bocca ma ero contenta: da ferma potevo mettere giù i piedi. Ho fatto un altro giretto di prova dietro al solito capannone e sono stata notata da due anziane signore cicliste tedesche. Guardandomi hanno scosso amaramente la testa,  poi mi hanno fermato dicendo con convinzione cose che non ho capito, condite da tanti “Nein! Nein!”
Ho risposto in inglese dicendo che la volevo bassa perchè altrimenti avevo paura.
Le signore hanno cercato di dissuadermi, continuando a scuotere la testa e a spiegarmi con altri “Nein” che pedalare così non andava bene. Non potevo.
Allora ho sorriso, ho ringraziato con un bel “Danke” e sono ripartita con la mia bici ridicolmente bassa.
Ma dopo 15 km, sulla prima pista ciclabile per uscire da Passau ho realizzato che le vecchie carampane avevano ragione. Avevo già un male alle gambe tremendo. Così ho alzato la sella e imparato a pedalare come una persona normale, tanto era tutta pianura.
E con la nuova bici si stava già instaurando un certo feeling!