Extramamma
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Una serata alla Scala

2014 June 16
by patriziavioli

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Sabato sera tutta la famiglia è stata gentilmente invitata da mia cognata alla Scala per l’ultimo appuntamento delle celebrazioni dei 150 dalla nascita di Strauss per ascoltare brani suonati dall’Orchestra Filarmonica della Scala.
Eravamo molto contenti e anche piuttosto eleganti, per non sfigurare nel parterre dei presenti: appassionati e habitues, molti dei quali in abito da sera. L’età media era piuttosto alta ed Emma era forse la più giovane. Alle medie ha frequentato il corso musicale e suona il flauto traverso, guardava con ammirazione i quattro flautisti dell’orchestra.
Emozionati e contenti sedevamo in platea, tra velluti, cristallo e stucchi dorati del teatro.
Mentre il famosissimo direttore d’orchestra Esa-Pekka Salonen dirigeva l’orchestra che suonava un maestoso “Don Juan”, mi gustavo voluttuosamente la musica, appoggiandomi anche un po’ languidamente alla spalla di Sant’.
Lui mi ha sussurrato nell’orecchio: “Stai su che mi fai caldo”
Ma non mi sono offesa. Perchè l’atmosfera era magica.
Poi ad un tratto gli è vibrato il cellulare in tasca. Numero sconosciuto.
Dopo pochi minuti un’altra telefonata.
Così nell’intervallo Sant’ ha richiamato.
Era il vicino di sotto che lo informava che il temporale violentissimo scoppiato, mentre noi ignari ci inebriavamo nelle note di Strauss, aveva in meno di un’ora allagato il nostro terrazzo, fatto tracimare l’acqua nell’atrio e a lui, poverino, pioveva copiosamente in casa.
Così invece di ascoltare le note incalzanti di “Così parlò Zarathustra”, Sant’, imprecando come una bestia, si è fiondato a casa.
A scoprire l’inferno.
Nella zona est di Milano, il temporale era stato un nubifragio: ha abbattuto rami e fatto anche cadere un albero vicino a casa. L’apocalisse.
Come al solito l’acqua è entrata anche in casa nostra e ne è seguito il solito disastro per il parquet. Sì, si è arricciato anche stavolta.
Non voglio commiserarmi, non voglio neanche dare la colpa ai quadrifogli, e nemmeno ribadire che quando Sant’ ed io usciamo le cose non vanno mai come dovrebbero.
Mi chiedo solo cosa mai abbia fatto di male per meritare tanta sfiga e soprattutto quando meriteremo una tregua?
E’ Saturno contro o una semplice opera di voodoo?

Letteratura in terza media

2014 June 5
by patriziavioli

(Dopo un altro attacco killer al mio blog, che per un po’ di tempo era diventato un portale dove trovare imperdibili e costosi consigli per migliorare le condizioni del proprio pene (!) torno con un argomento serio…)

Interrogazione di italiano sul romanzo I Malavoglia di Giovanni Verga:
Prof: “Come si chiama il figlio del patriarca ‘Ntoni?”
Alunno interrogato: “Ummm… si chiama…lui si chiama…ummm”
Compagni che suggeriscono: “psss…azzo…b…psss…c..casss..st…azzo”
Alunno: “Ca…castianazzo!”
Il Prof guarda l’alunno con aria perplessa, tanto che questo si sente in dovere di aggiungere:
“Guardi che non è una brutta parola!”

In un’altra lezione si parla di Fahrenheit 451, il Prof spiega che è la temperatura in cui si bruciavano i libri, nella città descritta dal romanzo.
Una alunna viene presa dall’entusiasmo, si lascia scappare:
“Fico! Peccato non si faccia anche qui!”
Il Prof la guarda stupito e le dice sarcastico:
“Proprio tu che hai vinto il premio come miglior lettrice della scuola!”
“Beh, lo meritavo, ho preso centinaia di libri!”, risponde lei.
Il resto della classe sogghigna perchè conosce la vera ragione per cui durante tutto l’anno scolastico a ogni intervallo si è recata in biblioteca.
Una frequentatrice compulsiva: entrava prendeva un libro in prestito e lo restituiva il giorno dopo, solo perchè uscendo dalla classe e andando in corridoio poteva vedere un ragazzo di un’altra classe che le piaceva.
A volte tornava a prendere un libro anche nel secondo intervallo.
Così nel registro degli alunni lettori è salita in testa. Ed è stata premiata.
Le sue scelte libresche hanno spaziato in ogni campo, ha preso in prestito qualsiasi volume.
Si vocifera che abbia “letto” anche un paio di volte la Bibbia.

Grace: una pizza patinata

2014 May 26
by patriziavioli


Cose da non fare mai: sposare un principe.
Meglio continuare a convivere con i sette nani e mettere a posto il loro disordine.
Meglio fare il bagno al gatto, come la matrigna ordinava a Cenerentola.
Meglio ronfare mille anni dopo essersi punte con il fuso.
Per Grace Kelly sarebbe stato più saggio continuare a farsi dirigere da Hichtcock, per Lady Diana fare la maestra d’asilo.
Questi sono i concetti utili che si evincono dalla visione di Grace il film biografico sulla compianta principessa di Monaco, interpretata da un’algida Nicole Kidman.
Bellissimi panorami, musica stupenda, fotografia spettacolare per raccontare che in fondo Grace, dopo l’inebriamento iniziale, ha dovuto far buon viso a cattiva sorte. E pare plausibile: se è difficile andare d’accordo con la suocera, figuriamoci quanto può essere arduo farsi accettare e dover scendere a compromessi con un’intera corte. Con un regno.
Ce l’aveva spiegato molto bene anche Sofia Coppola nella pellicola dedicata a Marie Antoniette, che dilapidava capitali per concedersi, poverina, tutte le voglie che l’aiutavano a sopportare lo stress della vita a Versailles.
Come spettatori del film Grace invece si fa fatica a lasciarsi coinvolgere nel travaglio interiore della principessa, si prova stizza per Ranieri, interpretato da Philip Roth, (molto più incisivo come detective di Lie to me), si ammira la finta Callas magra, (la bellissima Paz Vega), si spiano i ritocchi facciali della Kidman ma finisce lì.
Sembra di sfogliare Vogue.
Quando sfilano i titoli di coda, si apprezza la bellissima canzone finale e non rimane niente.
Si pensa solo: “Si vede che han speso”.

I quadrifogli non sono più quelli di una volta!

2014 May 21
by patriziavioli

pedale
Di solito trovare un quadrifoglio porta portava fortuna.
Perciò quando vado a spasso con Lola guardo sempre nei prati cercando diversamente trifogli.
Se mi andava bene ne beccavo uno a stagione, quest’anno invece mi sono stupita di continuare a trovarne. In un mese e mezzo ne ho stanati addirittura cinque. In angoli di giardini diversi, di dimensioni più o meno grandi, ma tutti rigorosamente con quattro foglioline invece di tre. Fortuna sfacciata?
Parrebbe di no.
Comincio a pensare che i quadrifogli non siano più quelli di una volta. Oggi magari in giro ne spacciano di OGM, modificati geneticamente. Quadrifogli taroccati che esercitano l’effetto contrario a quello dovuto. Portano jella.
Non scherzo, i miei dubbi sono fondati.
Dopo la storia del cellulare sott’acqua ho avuto un’altra prova.
Domenica, dopo una furiosa litigata con Sant’ (sto seriamente considerando di cambiargli nome) ho deciso di sbollire con un bel giro in bici. Mens sana in corpore sano.
Una lunga passeggiata sul Naviglio della Martesana, a macinare un bel po’ di chilometri.
A placare la rabbia pigiando sui pedali.
bici
Le ragazze hanno deciso di preparare anche un picnic.
Siamo partite e dopo tre-quattro chilometri mi è saltato via il pedale dalla bici (modello base del Decathlon).
Ero già troppo lontana per tornare a casa, così ci siamo fermate in un angolo ombreggiato in curva a mangiare, meditando sul da farsi.
Intorno a noi gli altri ciclisti sfrecciavano felici. (Probabilmente non avevano mai trovato quadrifogli).
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A me invece alla fine non è rimasto altro che fare dietro-front, spingendo con il piede dalla parte del pedale mancante.
Cercavo di pensare a quelle bici che vanno tanto di moda oggi, quelle piccole di legno senza i pedali per insegnare ai bimbi ad andare senza le rotelline. Ma questa immagine tenera non ha attecchito. Alla fine mi sentivo come un cane zoppo a tre zampe.

P.S. Attenzione questo è materiale che scotta! Ho avuto un ulteriore prova del potere dei quadrifogli stregati, ieri mentre scrivevo questo post, mi si impallato il computer tre volte. Ho dovuto spegnere e riprovare oggi!