Extramamma
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Storia di una ladra di apparecchi

2014 October 1
by patriziavioli

lola
C’era una cosa incastrata sotto la cuccia.
Una cosa che, anche cercando di infilare la zampa e lavorare di fino, non si riusciva a togliere.
Lola provava e riprovava. Senza successo. Sembrava frustrata, snervata dalla sua impotenza.
Allora Emma è andata vicino alla cuccia e l’ha spostata un po’, per aiutarla. Poi ha gridato. Forte.
Mi ha chiamato e sono andata da lei piuttosto in fretta perchè il tono era drammatico.
Emma mi ha mostrato il suo apparecchio mentre Lola faceva dei saltini per riprenderselo.
L’aveva trovato forse sul comodino di Emma, forse per terra. Ed era diventato suo.
Anche se ha una dentatura perfetta e dei canini da favola.
Ma Lola è da quest’estate che è strana: mi ha rovinato il giorno del compleanno (27 giugno) perchè mentre aprivo i regali ha cominciato a tossire e a fare strani versi gutturali come se si strozzasse. Come se avesse qualcosa in gola. Come se avesse ingoiato un osso di pollo, (lei che mangia solo cibo in scatola).
Faceva così perchè aveva visto in giro le valigie, quel giorno dovevamo partire per le vacanze, e temeva che la lasciassimo a casa. Allora ha giocato la carta del povero cane moribondo. Guarito subito appena l’abbiamo fatta saltare in auto e siamo partiti per il mare.
Adesso invece sta facendo lo sciopero della fame perchè dal cibo umido siamo passati al secco, meno goloso. Quando le verso la pappa mi guarda perplessa, mi segue nel ripostiglio dove tengo le scorte di cibo. Con lo sguardo esprime sempre la stessa domanda: “Dimentichi niente?” e quando capisce che è inutile insistere, si gira e torna a cuccia.
Non sono ancora arrivata a dire, con angoscia: “Lola non mi mangia il Bao”
Dopo aver svezzato due figlie, le sue strategie da cane in carriera per diventare capobranco mi lasciano indifferente.

Quello che sapeva Maisie

2014 September 29
by patriziavioli

Il tema: bambina contesa e strumentalizzata in un’aspra separazione.
Argomento forte, triste e realistico.
Quattro stelline dalle recensioni ufficiali.
La madre: egoista e squilibrata è interpretata da Julianne Moore, una delle mie attrici preferite che anche qui dà il meglio di sè e risulta odiosa come da copione.
Il padre: un cinquantenne un po’ alternativo dai lunghi capelli grigi, marpione e radical chic.
La figlia: una ragazzina che indossa benissimo tutto il pret à porter della moda bimbo e fa un po’ di smorfie nei momenti giusti. Co protagonisti – la baby sitter: giovane, bionda, occhi blu, stragnocca, ma mai volgare o troppo appariscente che già nel fotogramma due si accasa e poi sposa (in due minuti) il papà separato.
Il barista: fichissimo, biondo, occhi blu, fisicone, buono (con un inquietante somiglianza fisica con la baby sitter), si sposa (in mezzo minuto) la madre separata.
Location: New Tork da spot pubblicitario, con appartamenti stupendi, soste a Central Park, Chinatown, High line in Tribeca, West Village.
La trama: padre e madre si separano, si odiano, si contendono la figlia, la ricoprono di regali, (soprattutto peluche giganteschi), la dimenticano regolarmente a scuola. Poi si accasano con i due biondoni imbarazzantemente belli e giovani. Probabilmente, dal look, due ex commessi di Abercrombie&Fitch.
Ma poi si inervosiscono (sarà l’età che avanza), trattano male i biondoni. Così questi ultimi, per consolarsi delle angherie, (con un colpo di scena incredibile), scoprono di amarsi. Allora portano la piccola, di solito abbandonata di sera nei bar più alla moda di Manhattan, in una casa bellissima al mare negli Hamptons, (ammobiliata con tutti i confort), prestata da un’imprecisata generosissima amica della babysitter.
Una notte però la madre, che sarebbe in tour, passa con il suo autobus dalla casa sul mare. Sveglia la figlia e le propone di partire con lei. I biondoni guardano, preoccupati, dalla finestra ma non intervengono.
La piccola (si è fatta furba) decide di prendere il peluche, pony a grandezza naturale, che la mamma snaturata le ha portato, ma non seguirla. Preferisce rimanere con i biondoni perchè per il giorno dopo è prevista una gita in barca.
La mamma rock star allora barcolla sui tacchi e, nel bagliore dei leggings di paillettes, triste torna sul bus. Forse a suonare la chitarra, a piangere, a ubriacarsi o fare sesso con un chitarrista, (non è dato di sapere per certo, si può solo immaginare).
La mattina dopo la bambina, la babysitter (con un abitino a fiori stupendo, un cappello di paglia e una borsa en pendant) e il biondone, (sempre fresco e fichissimo anche dopo una notte pressochè insonne), salgono in una sequenza al ralenti sulla barca. Finale aperto.
The end.
Non sono stata cattiva, non ho semplificato e neppure esagerato.
E’ veramente una pellicola patetica e disturbante perchè affrontare un tema così delicato come fosse un servizio su Vogue è immorale. All’inizio del film ci sono stati momenti in cui l’angoscia di questa povera bambina ricca, vestita Ralph Lauren for kids, trattata come un pacco postale, era descritta bene, tanto da provocare aspettative nello spettatore. Ma poi la virata banale e glamour della storia ha ucciso ogni velleità realistica.
Quasi peggio di una puntata di Beautiful.
Forse i critici che hanno dato le quattro stelline hanno visto, con un occhio solo, solo il trailer.

I nostri ragazzi

2014 September 14
by patriziavioli

A volte i genitori non vogliono veramente “vedere” i loro figli adolescenti.
Preferiscono non sapere, non indagare. Preferiscono essere ottimisti per non sentirsi inadeguati, per paura di dover guardare dentro di sè. Farsi delle domande. Non c’è bisogno di andare al cinema per scoprirlo. Basta guardarsi attorno. L’altra sera però ho visto “I nostri ragazzi”, ed è stato un bel pugno nello stomaco. La storia di due famiglie, due “belle” famiglie borghesi di una coppia di fratelli che si amano e odiano. Sono antagonisti, in competizione ma ci tengono a mantenere buoni rapporti tanto da avere il loro appuntamento mensile per cenare insieme alle mogli in un ristorante di lusso, una volta al mese.
I loro figli invece, una ragazza bella e sfrontata e un ragazzo ombroso e brufoloso, sono migliori amici. BFF, best friend forever, come dicono i teen-ager e fanno tutto insieme. Studiano nello stesso liceo classico, escono insieme, vanno alle feste, cenano davanti ai video. Poi combinano un disastro, ma i genitori non possono crederci. Perchè si rovinerebbe la loro bella facciata. E allora difendono i figli a oltranza, diventano zerbini, pur di non indagare. La madre del brufoloso quando va a parlare con un prof, difende il figlio fannullone dicendo che quella è un’età ingrata e via così.
La storia, tratta da un romanzo, è ambientata a Roma ma potrebbe svolgersi ovunque. E’ pieno di adolescenti così, viziati, egoisti, immaturi e soprattutto iper consumisti.
Soprattutto questo ultimo aspetto trovo allarmante, i primi aggettivi descrivono qualità che sono sempre state più o meno tipiche dell’adolescenza, ma ultimamente questa smania consumista dei teen-ager è triste. Toglie loro ogni creatività. Si è coniderati cool solo per le cose che si possiedono, non per quello che si è. L’avere ha vinto sull’essere.
E sono guai grossi.
Tornando al film, gli interpreti del film sono bravissimi, odiosi al punto giusto, coinvolgono completamente lo spettattore. Tanto che io, che sono contro agli scapellotti, e non ne ho mai dati alle mie figlie, fremevo sulla poltroncina perchè avrei voluto prendere a randellate i due adolescenti del film. Ma la mia è una reazione decisamente fuori moda.

Back to school

2014 September 8
by patriziavioli

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Fra pochi giorni Emma inizierà il liceo classico, la foto sopra è del primo giorno di elementari: il tempo è volato.
Il suo nuovo liceo è la scuola già frequentata dalla sorella, quindi godrà delle dritte di chi è più esperto di lei. Anita invece avrà due professori nuovi e mi ha spiegato che, nel grande fratello della rete, esistono alcuni comodissimi siti per studenti, dove si possono “googlare” i nomi dei docenti per scoprirne pregi e difetti.
Manie e idiosincrasie. Crudeltà e passioni.
Mi sembra fichissimo.
Leggere profili con dettagli utili e succulenti come: “Ama le citazioni”.
“Perde il filo del discorso mentre spiega”.
“Sembra bastardo ma alla fine ti aiuta”
O anche il dettaglio che rende più felici li studenti: “Non interroga mai”
Comunque…per rimanere in tema docenti ecco una storiella, verissima, di qualche tempo fa.

Due classi vanno in gita in un Museo delle Scienze accompagnate da due insegnanti. Come sempre ci sono un po’ di ragazzini vivaci da tenere a bada, da sgridare perchè corrono nei corridoi. Non prestano attenzione, possono rovinare gli oggetti esposti. Infatti a un certo punto, vicino alla riproduzione di uno scheletro, in terra, una delle due prof trova un ossicino bianco.
Lo raccoglie, lo esamina e dà in escandescenze. Acchiappa due degli esagitati che ha appena sgridato e li accusa di aver scontrato lo scheletro e fatto cadere quel piccolo osso che brandisce, severa, mostrandolo alla collega.
Quest’ultima senza osservarlo troppo bene, senza quindi prenderlo in mano, propone di riappoggiarlo, cammuffandolo un po’, di nuovo nello scheletro esposto. Così fanno.
Poi le classi proseguono il loro giro in un’altra sala.
A questo punto mia figlia deve soffiarsi il naso e apre la piccola borsa che ha portato con sè per prendere un kleenex. All’interno trova un altro ossicino identico a quello che ha causato l’ira della prof.
Sono i biscotti di Lola che aveva messo nella borsina qualche giorno prima, per portare fuori il nostro cane. I biscottini servivano a convincere Lola a tornare, a prenderla per la gola, per farsi rimettere il guinzaglio, dopo essere stata libera di correre.
Biscotti a forma di osso. Piccoli, bianchi secchissimi, a forma di osso. Molto realistici.
Poco prima, sempre per prendere i kleenex mia figlia, inavvertitamente, ne aveva fatto cadere uno sul pavimento vicino allo scheletro!